—E ricordatelo bene: se ti frullasse nella zucca di tornar da capo colle quarantottate, io butto la Veronica e il tuo scimmiotto in mezzo alla strada!

Lo Sbornia, sempre assorto ne' suoi pensieri, continuava a disegnare le sue figurine.

—Hai capito? Alza il muso quando parlo.... Hai capito?

—Sì, signor padrone!

Ma Pompeo non si chetò: anzi gridò ancora più forte e quando, finito il pranzo, andarono al passeggio lungo il Listone di Piazza Brà, continuò a brontolare e a minacciare, fermandosi ogni tanto per dar più forza alle parole; e il predicozzo durava ancora, che arrivavano alla locanda; e seguitò lungo le scale, e quando il Barbarò fu sull'uscio di camera sua, dove il Micotti lo aveva accompagnato, gli ripetè a mo' di conclusione:—Non ho ragione, bestiaccia!

—Sì... signor padrone.

—E ricordati che parlo pel tuo bene!

—Sì, signor padrone! La ringrazio e... buona notte, signor padrone!... Buona notte!

Pompeo entrò in camera e sbattè l'uscio in faccia allo Sbornia. L'altro, mentre il Barbarò spariva, alzò il capo e lo guardò cogli occhi imbambolati, in cui c'era la mestizia affettuosa d'un can barbone che abbia ricevuto dal padrone un calcio immeritato.