La mattina dopo, quando Pompeo si svegliò, credeva fosse ancora presto e si voltò nel letto per riaddormentarsi.

Il Micotti, appena arrivata la prima posta, soleva venire a destare il padrone, battendo all'uscio della camera, e a portargli la corrispondenza.

Pompeo si voltò e si rivoltò nel letto, ma non gli riusciva di ripigliar sonno. Aprì del tutto gli occhi e s'accorse che era giorno ben chiaro; il sole traspariva giallo e lucente dietro le persiane. Si drizzò per guardar l'orologio che aveva sul tavolino accanto:

—Per Dio!...

Erano le nove!

—Sta a vedere che quell'animale me l'ha fatta, ed è scappato via coi miei danari.

Tutto sconvolto, suonò strappando quasi il campanello.

—Sono stato una gran bestia!... Non mi dovevo fidare!...

Saltò fuori del letto per aprire l'uscio al cameriere, poi si ficcò di nuovo sotto le coperte.

Il cameriere entrò, e spalancate le finestre gli consegnò una lettera.