Ma invece, appena giunsero le prime notizie della guerra, la collera del Barbarò parve acquetarsi; a mano a mano, le vittorie di Palestro, di Magenta, di Varese, di Solferino gli riempirono il cuore di patriottica gioia, e i Francesi e i Piemontesi non erano ancora arrivati a Milano, che già splendeva all'occhiello del suo abito una bella coccarda tricolore. Era un presente della Balladoro che ne aveva fatte tre "colle sue proprie mani." Una per Francesco Alamanni, un'altra per il professore Zodenigo ed una terza per l'avvocato Spinelli.
Ma l'Alamanni era partito anche lui con Garibaldi, e Donna Lucrezia non sapendo come fargli avere la coccarda e avendo bisogno di una piccola sovvenzione, pensò di farne un presente al Barbarò, sebbene quella vecchia testarda della Filomena brontolasse assai per il cambio.
—Taci là, piavola! La verità innanzi tutto, e la proclamo altamente!... Quel bonomo del Barbarò (adesso non lo chiamava più Barbetta nemmeno la Balladoro) è sempre pieno di attenzioni e di premure per la Mary, ed io che non ho una patata al posto del cuore, non posso non mostrarmene sensibilissima!
La coccarda fu accettata con piacere e anche l'anticipazione fu concessa.
In quei giorni gli affari del Barbarò andavano a gonfie vele.
—Mi ci vorrebbe una guerra ogni tre anni!—mormorava spesso fregandosi le mani.
La sconfitta degli Austriaci gli era stata assai vantaggiosa. A cagione del precipizio della ritirata, i magazzeni erano rimasti pieni di foraggi e di viveri che la ditta Micotti e Compagno, dopo aver venduti al governo austriaco, non si sa bene con quali frodi, riuscì a rivendere all'esercito alleato.
E non solo intascò molti quattrini, ma anche, in quell'occasione, Pompeo Barbarò cominciò a gustare il profumo degli onori.
Trovandosi a Brescia per sorvegliare, senza troppo dar nell'occhio, i suoi affari, avea fatto distribuire negli ospedali dove giacevano i feriti parecchie casse di limoni guasti che erano state protestate alla ditta Micotti dall'Intendenza Militare.... Pochi giorni dopo questo fatto, gli capita da Milano una gazzetta sotto fascia: l'apre, la spiega, e trova una corrispondenza da Brescia segnata in rosso e firmata p. E. Z. In essa egli veniva elogiato e segnalato come esempio di filantropia e di patriottismo per l'elargizione fatta delle casse di limoni.