Un giorno, dopo pranzo, prese dal cassetto, dove era chiusa, la Gazzetta colla corrispondenza da Brescia e la lesse allo Sbornia, senza dire per altro chi l'aveva scritta.
Io non dò peso alle lustre dei giornali; voglio soltanto farti vedere che la mia parte, in certo modo, l'ho fatta anch'io!
Ma la letizia del Barbarò non fu di lunga durata, e quando si cominciò a buccinare intorno ai moti delle Sicilie, tornò a mostrarsi di cattivo umore. "Quel Garibaldi era un matto ambizioso, che voleva rompere l'uova nel paniere a papà Camillo!"—E in quanto a te—predicava allo Sbornia—che a suo tempo hai mostrato di averci il fegato, adesso sei in dovere di insegnare la prudenza e la moderazione... Dobbiamo conservarla questa Italia, che ci costa tanto sangue e tanti milioni!... Un'altra guerra!... Bravi: come se già non fossimo scorticati abbastanza dall'esattore!
Poi si metteva a sghignazzare giocherellando colla mano nei ciondoli dell'orologio.—Bei matti!... Vogliono andare a Napoli, a Palermo, come se si trattasse di fare una gita di piacere! Ma e i Borboni?... Non li contate per niente i Borboni?... Non sapete che hanno uno zampino in tutte le corti d'Europa e che sono protetti dalla diplomazia e dallo stesso gabinetto delle Tuilliri?
Lo Sbornia come al solito non rispondeva nulla. Lo stava a sentire sempre rispettoso e mezzo intontito; poi una bella mattina volò a Genova, e di là a Quarto, dove fu imbarcato sul piroscafo il Lombardo della compagnia Rubattino.
Il Barbarò anche questa volta montò in furia.... Ma anche questa volta il buon successo dell'impresa lo acquetò, e dopo aver maledetto alla partenza il garibaldino, come un ostinato ubriacone, pericoloso per lo Stato e senza cuore per la famiglia, andò a riceverlo al ritorno proclamandolo un eroe.
Solamente una terza volta, dopo Aspromonte, il ritorno fu non meno burrascoso della partenza. Il signor Pompeo inferocito mise fuori dell'uscio il povero Sbornia; non voleva più riceverlo, non voleva più vederlo, e non lo riprese al servizio se non dopo molte preghiere e più che altro "per riguardo" diceva "verso Donna Lucrezia, che si era intromessa in favor suo."
Fra il Barbarò e la Balladoro c'era un grande screzio d'opinioni in politica, e si accapigliavano spesso; ma tuttavia quei battibecchi non guastavano punto la loro amicizia, e dopo essersene dette di cotte e di crude, il Barbarò finiva sempre coll'offrire la mano alla nobile avversaria, che la stringeva con effusione esclamando:
—Amici come prima, coinon!