In fatti, mentre Pompeo si mostrava più ministeriale degli stessi ministri, Donna Lucrezia gridava e smaniava schierandosi fra i malcontenti. Il giorno della redenzione era arrivato, ma non erano arrivati i quattrini, e però la vedova fegatosa aveva giurato che tutti i Governi erano ladri allo stesso modo, e che il comando doveva passare in altre mani, se si voleva diventare i sovrani del mondo, come i Veneziani d'una volta. "Su questo proposito ne sapeva lei più degli altri, perchè avea avuto dogi e dogaresse nella sua famiglia."
Ogni volta che fumava uno di quei fetenti sigari di Virginia lo strizzava forte fra le dita, e faceva boccacce per mostrare quanta fatica ci volesse a tenerlo acceso; e dovea confessare "per onor del vero" che gli altri erano più buoni assai.
Con Napoleone terzo l'aveva a morte: lo chiamava sempre coll'apostrofe hughiana "Napoleone il piccolo!"
—Dopo aver proclamato ai quattro venti "l'Italia libera dall'Alpi all'Adriatico" si era fermato a Villafranca, il traditore!, e a sti pôri martiri—così dicendo indicava lo Zodenigo, che sospirava—el ga interdetto il suolo natìo!
Il poeta che in que' tempi di guerra stava col collo fasciato da un fazzoletto di lana bianca a cagione del deperimento lento, ma continuo, della sua salute, accompagnava coi gemiti le sfuriate dell'amica fedele, ma per altro col volgere degli occhi e coi cenni del capo approvava sempre quanto diceva il Barbarò, mostrandosi pure assai preoccupato "dell'equilibiio euoopeo."
E oltre all'equilibrio dell'Europa, egli badava molto anche al suo proprio, e professava due politiche opposte: una in versi e l'altra in prosa. Nei versi, che facevano andare in visibilio Donna Lucrezia, e montavano la testa alla Rosetta e, una dopo l'altra, alle sue varie padrone di casa, era repubblicano; nella prosa, che scriveva per le gazzette e leggeva adagio al signor Barbarò, faceva il moderato costituzionale. Ma d'altra parte, lui non poteva perdersi a fare il dilettante, e i giornali moderati, sovvenuti sempre dalla gente danarosa, pagavano meglio degli altri. Nè una così palese contraddizione gli toglieva credito presso al Barbarò: tutt'altro! Dacchè il precettore si era fatto giornalista, Pompeo lo trattava con molta deferenza; lo invitava spesso a pranzo, calmava le gelosie di Donna Lucrezia, e spendeva molte buone parole colla Rosetta. Di rado, ma gli faceva pure qualche imprestito, sempre su cambiali che rinnovava coll'aumento dei frutti, per tenerselo legato, e non volendo rimetterci del tutto il denaro suo, si tratteneva in conto il mensile delle lezioni, e si faceva scrivere o correggere dal poeta la corrispondenza giornaliera. Poi gli apriva il cuore intorno ai propri disegni e alle proprie aspirazioni. Il Barbarò sentiva di non aver fatto abbastanza col dono delle casse di limoni, ed era disposto a maggiori sacrifici verso la patria, alla quale, più che altro, desiderava offrir l'aiuto della sua esperienza e della sua generosità. Egli, insomma, avrebbe voluto cominciare a prender parte alla cosa pubblica. E aveva creduto di mettersi in buona vista facendo figurare il suo nome ogni qual volta dai giornali venivano aperte sottoscrizioni per sovvenire ai pubblici disastri, o per erigere monumenti. Liberalità che pure lo angosciavano in segreto, e alle quali cercava di rimediare con qualche nuova strozzatura della ditta Micotti.
Ma l'opinione pubblica gli si mostrava contraria. Essa accettava il suo danaro, senza voler sapere della sua persona; e il povero Barbarò, dopo tante spese, non era mai stato eletto, nemmeno fra i membri di un comitato di Beneficenza! Questo era il guaio, non si aveva fede nelle sue ricchezze.—Dov'erano i milioni del Barbarò? Chi li avea veduti? Chi li avea contati?... E la gente diffidava di lui, lo aveva in sospetto, mormorando prudentemente:—danari e santità, metà della metà. Intanto gli invidiosi frugavano nel suo passato, sussurrando che avesse fatto la spia nel quarantotto; che avesse avuto parte nelle tenebrose operazioni della ditta Micotti nel cinquantanove: insomma che si fosse arricchito colle bricconate....—Arricchito?... Uhm!... Se pure anche le ricchezze sue non erano simulate e prese a prestito come il nome di Barbarò!
—Imbecilli!—mormorava Pompeo sogghignando, mentre accumulava nel cuore odio e disprezzo contro quella gente boriosa e timida che non lo voleva accogliere e che pur non osava di francamente respingerlo.—Imbecilli... e vigliacchi! Vuol dire che ancora non mi credono ricco abbastanza! Ma ciò non conta. Verrà il giorno che li avrò tutti ai miei piedi; verrà il giorno che sarò il padrone di Milano, e allora... Allora inalzerò una statua all'orefice del Gobbo d'oro che mi ha insegnato, per il primo, dove vanno a finire i minchioni!
Ormai egli avea trovato la buona strada e non l'avrebbe abbandonata più. Il suo passato non gli faceva paura. Egli era in pace colla coscienza e con Domeneddio e non temeva le calunnie degli sfaccendati. Non c'erano la Balladoro e la piccola Mary per difenderlo, per testimoniare in suo favore?
Egli avea mantenuto alla povera Betta "che gli era morta fra le braccia" quanto le aveva promesso, e ne' suoi disegni avvenire pensava di rendere all'Alamanni molto più di quella bagatella delle cinquanta mila lire, che infine avea avuto cura di amministrare e impiegare vantaggiosamente, per conto della povera figliuola!