Dunque la coscienza non gli rimordeva, anzi ne meritava l'approvazione. Con messer Domeneddio era in buoni termini; perchè sentiva messa tutte le domeniche in una data chiesa, vicino ad un certo altare di una Madonna miracolosissima, avendo notato che ogni qual volta avea mancato di andarci, gli era sempre toccata nella settimana, per combinazione, una qualche contrarietà. E proprio con un senso di superstizioso terrore si sentiva obbligato a soccorrere la Mary Alamanni, e a proteggerla; e voleva associarla alla sua fortuna, come fosse un talismano che gli dovesse tener lontano le disgrazie. Soltanto avea pensato al modo di riuscirvi senza spogliarsi, in tutto o in parte, dei quattrini suoi: e il modo lo avea trovato facilmente.

—Perchè la signorina Alamanni non avrebbe sposato Giulio Barbe... Barbarò? Non aveva quattrini? Pazienza; egli era un uomo di cuore, e avrebbe chiuso un occhio. Come sarebbero rimasti maravigliati alla notizia di un simile matrimonio tutti quei moralisti senza un soldo, che gli gridavano la croce addosso, e lo chiamavano "strozzino!" E poi sarebbe cresciuto il suo credito. Chi avrebbe dubitato della solidità della casa Barbarò, quando il figlio unico del principale potea darsi il lusso di un matrimonio d'amore?... E poi c'era bisogno di un po' di sangue nobile nella famiglia... e poi il nome degli Alamanni era di moda, era un nome patriottico e... e a questo punto pensava:—Sono pochi i galantuomini come me, che mantengano fino allo scrupolo i giuramenti fatti a una morente.... e senza testimoni!

"Povera Mary! Povera figliuola, se non ci fosse stato lui a tenerla d'occhio e a impedirle di morire di fame!... Sola con quella balorda della Balladoro e con quel matto dello zio Francesco avrebbe certo finito male!..."

L'Alamanni era uno dei capi del partito di azione. Aveva fatte tutte le campagne con Garibaldi, lo avea seguìto a Sarnico e ad Aspromonte, e adesso teneva viva l'agitazione per la conquista di Roma. Però non stava mai fermo in un luogo ed era stato poche volte a Milano, e sempre per pochi giorni. Aveva dato ampia procura all'avvocato Spinelli perchè le briciole che ancora potevano rimanere del patrimonio Alamanni, ormai libero dalla confisca, fossero interamente devolute alla Mary, sperando per tal modo di provvedere bastantemente ai bisogni della nipote: e bastantemente in fatti ci avrebbe provveduto, se non ci fossero stati in più i cappellini e le sciarpe della zia, e i pranzettini del poeta. Per conto suo avrebbe continuato a vivere dando lezioni d'inglese in Italia... e occorrendo d'italiano in Inghilterra.

Con Pompeo Barbetta, il suo antico portinaio, Francesco Alamanni non si era mai incontrato in casa Balladoro; e ciò per opera di Donna Lucrezia, la quale si era ben guardata anche dal metterlo a parte delle sovvenzioni ricevute.

—È inutile spifferare tutti i pettegolezzi a mio cugino Francesco—avea raccomandato la Balladoro allo Spinelli:—quel puritano senza testa non avrebbe l'abnegazione di sacrificare i propri principii all'utile di nostra nipote!... Così, per Francesco Alamanni il nome del Barbarò non figurò mai altro che come quello di un creditore nei rendiconti dell'amministrazione.


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V.