Invece la Mary non si degnò neppure di guardare que' bellissimi giocattoli, e s'indispettiva contro la buona Filomena che al vederli prorompeva in esclamazioni di meraviglia, e per farla star zitta la toccava co' piedini sotto la tavola.
Un'altra volta il ragazzo portò un giuoco di pazienza giapponese, poi la battaglia di Solferino colla musica, e Napoleone III e Vittorio Emanuele a cavallo, ma non c'era versi!... La Mary non diceva mai una parola, non alzava mai gli occhi dal suo compendio di geografia.
Giulietto, allora, infastidito, dichiarò a suo padre che si seccava troppo in casa Balladoro e che la sera non ci voleva più andare.
Il Barbarò prima tirò ben bene le orecchie al figliuolo per insegnargli che il voglio non si doveva mai dire in presenza sua, poi gli dichiarò che non intendeva di dar da mangiare ai professori per allevare un asino!
—La Mary non mi può soffrire!... non mi guarda nemmeno!—mormorò il ragazzo piagnucolando.
—Prova a regalarle uno de' tuoi burattini e ti guarderà! Coi regali si pigliano le donne!
Giulietto si arrischiò, e le offrì Napoleone III; ma la Mary non lo volle accettare; lo ripose nella scatola, e continuò a leggere a mezza voce il suo libretto.
Allora il ragazzo finì anche lui col mettersi il cuore in pace e col non curarsi più altro della piccola permalosa. Invece chiacchierava tutta la sera colla Filomena sempre vantando i molti danari e il lusso del babbo, e sperando così di pungere e di umiliare la superbia della Mary. Ma la ragazzina, assorta ne' suoi studi, pareva non prestasse nessuna attenzione al racconto di quelle grandezze; e poi a lei non piacevano i danari: essa non li aveva mai contati, non li aveva mai fatti correre sulla tavola. È vero, per altro, che Donna Lucrezia non le avea mai dato più di un soldino la domenica per far la carità durante la predica.
Ma una volta anche la Mary perdette a un tratto la pazienza.
—Oggi il babbo mio—raccontava Giulietto—ha comperato due cavalloni magnifici e una bellissima carrozza quasi nuova, e abbiamo preso un cocchiere che era prima in servizio da un conte, e gli dobbiamo dare di salario novanta franchi al mese. Tu non li prendi in un anno, Filomena, novanta franchi!