—Anche la mamma mia,—esclamò allora la fanciulletta, irritata perchè il brutto ragazzo avea umiliata la Filomena,—anche la mamma mia teneva carrozza e cavalli, ma non aveva superbia!

Il piccolo Barbarò a quell'uscita improvvisa rimase un po' sconcertato, ma poi un'altra sera, volendo rifarsi dello scorno patito, portò per far maravigliare la Filomena tutto il gruzzolo dei suoi danari.

La Mary, vedendo le monete d'oro e d'argento, strinse i labbruzzi con aria sdegnosa, ma la vecchia non potè far a meno di esclamare con un grosso sospiro:

—Quanta bella provvidenza, Gesù benedetto!... E dove li spende tutti questi danari?

—Io non li spendo,—rispose il ragazzo, mettendosi in sussiego,—non sono matto. Io lo fo fruttare il mio capitale.

La Mary alzò gli occhi dal libro e fissò Giulietto maravigliata.

—Quando sono stato bravo e son riuscito a metter da parte diciannove franchi, il babbo, in premio, me ne aggiunge un altro di tasca sua, e mi regala un bel marengo d'oro. Quando poi arrivo a poter sommare cinque marenghi, allora li dò al babbo che li mette nella sua banca e mi dà l'otto per cento.

La Mary scrollava il capo e storceva la bocca. Fece per rimettersi a leggere, ma poi vedendo che l'altro continuava a contare e a lustrare quei suoi stupidi danari, si rivolse alla vecchia domandandole lentamente, ma con voce chiara, penetrante:

—Non è vero, Filomena, anche la mamma mia era ricca?