—E come!... Ma era una santa la tua povera mamma e i capitali li metteva a frutto in Paradiso.
Il ragazzo si fermò, attonito, colle monete lustre fra le mani. Egli guardò in faccia la Mary e la Filomena: non capiva bene quel discorso.
—Vuoi dire che li metteva a frutto in Paradiso,—seguitò la piccola Alamanni,—perchè li spendeva nel far del bene?
—Già... sicuro... e l'amavano tutti, ed era benedetta da tutti, la tua povera mamma!
—Se ne avessi anch'io dei danari vorrei imitare la mia mamma: vorrei far del bene!—E la ragazza disse queste semplici parole, così soavemente, da commuovere la vecchia fino alle lacrime.
—Benedetta anche te, la mia creatura! E la baciò sulla testolina riccioluta.
Giulietto rimaneva sempre là come istuipidito, colle mani piene di danari. Poi, a un tratto, sfogò il malumore con un'alzata di spalle, e tornò a contare e a lustrare le sue monete prima di rimetterle nel borsellino. Ma pure sentiva, mal suo grado, che quel tesoro aveva perduto di attrattiva. Tornò a guardare la Filomena che s'era rimessa a rammendare una calzetta, e guardò, ma di sottecchi, anche la Mary che leggeva attenta attenta il suo libricciuolo. Aprì ancora il portamonete, lo guardò dentro, lo richiuse, tornò a metterlo in tasca, a levarlo fuori, ma poi a un tratto si fe' animo e un po' imbroncito, un po' impacciato, domandò con un sussulto nella voce:
—E come si fa, poi, a far del bene?
La vecchia sorrise: la Mary alzò la testina e lo fissò attentamente, e notò per la prima volta che "il povero ragazzo" aveva il viso pallido, affilato.