Si consolava poi riflettendo che venuto il momento egli sarebbe ritornato a Milano, e avrebbe mandato il suo avvocato a regolare i conti.—Che bomba, che bomba!—esclamava sogghignando e pensando al giorno in cui si sarebbe vendicato col mettere i Collalto fuori di casa; e intanto si mostrava ancora più ossequioso col signor marchese. Se non che, quando la bomba fu in punto, e non mancava più altro che appiccarvi il fuoco, aspettò di giorno in giorno ancora una settimana, e poi un mese a farla scoppiare, e in fine non ci pensò più.

Egli si era invaghito della marchesa Angelica, e non voleva allontanarla da sè, e rinunciava alla sua vendetta, per altri e nuovi disegni e non meno malvagi che covava in cuore.

La marchesa, di primo acchito, non gli avea fatto alcuna impressione. Doveva essere, pensava, una di quelle pallide madonnine che bisognava adorare mettendosi in ginocchioni, impassibili come statue, e cogli occhi e colla testa sempre nel mondo della luna. A lui, le donne, gli piacevano propriamente donne, e le sante le lasciava ai preti! Ma poi certe volte che vedeva di lontano, in mezzo al prato verde e lungo l'ombra quieta del viale quella persona gentile che si moveva con languida mollezza sotto il grande ombrellino rosso, sfolgorante, non poteva trattenersi dal sostare e voltar il capo per ammirarla. Quando Angelica parlava colla sua lentezza garbata, l'ascoltava muto e rapito. Una mattina presto, l'incontrò col bimbo presso la riva del lago: essa aveva addosso una veste di mussolina quasi gialla, così fine che lasciava trasparire sotto le maniche il roseo delle braccia rotonde. Il bel viso, solitamente pallido, pareva animato in quell'ora da un'espressione luminosa di benessere. Aveva le labbra socchiuse e i capelli biondi rialzati e raccolti sul capo scoperto. Il Barbarò, salutandola, rimase a guardarla a bocca aperta, con desiderio voluttuoso; pur tuttavia gli pareva sempre troppo fredda in quella compostezza aggraziata. "Il marchese Alberto doveva sentir soggezione a darle un bacio!" Per altro, il profumo suo, delle sue vesti, com'era delicato e soave!... Era proprio il profumo della gran dama! Gli ricordava quello sentito molti anni addietro... quando la signora Alamanni passava dalla porteria. "Perchè mai i signori dovevano avere un odore diverso dagli altri?" Egli aveva regalato alla Veronica certi estratti sopraffini che costavano un occhio, eppure la villana sapeva sempre di burro rancido!

Se non che un giorno il signor Barbarò venne a sapere che alla magnifica statua batteva il cuore. Sentì dire che Angelica era innamorata di Andrea Martinengo! Dunque non era vero che fosse fredda e impassibile: essa era viva, proprio viva! Ma allora chi sa quanto fuoco doveva covare sotto quella superficie di neve!... Ma allora.... Ma allora voleva riscaldarsi lui a quel fuoco: lui e non altri.

Andrea Martinengo?... Chi era poi alla fin fine, questo signor Martinengo che osava alzar le mire alla marchesa di Collalto? Era uno spiantato! Un misero capitano d'artiglieria che non avea un soldo più della paga!... Balordo presuntuoso!... Ma lui, co' suoi quattrini, lo avrebbe soppiantato!... No, no, la marchesa non gli poteva sfuggir di mano!...

Come doveano esser dolci e carezzevoli le parolette d'amore che uscivano da quella bocca di miele!... Sfacciata!... Avrebbe voluto morderle le labbra mentre le profferiva! Sì, voleva averla per sè, voleva farla sua, e che il Martinengo ne morisse di gelosia e di rabbia!... Lo odiava quel pezzente bellimbusto!...

Ma la marchesa Angelica faceva la superba, la noncurante. Tutt'al più degnava di un sorriso di compatimento il signor Pompeo! Ebbene, facesse pure! Ma il giorno in cui egli l'avrebbe messa nell'alternativa o di cadere in miseria o di mutare di gusti, oh la bella signora ci avrebbe pensato due volte!... L'importante era di non lasciarsela sfuggire; poi, una volta spinta fino all'orlo dell'abisso, pur di ritornare indietro e salvarsi avrebbe trovato modo di vincere ogni sua ripugnanza verso il signor Pompeo!... Ma anche allora sarebbe sempre stata innamorata di un altro... E che per ciò?... Doveva essere un ben magro conforto per il bell'Andrea!... E il Barbarò sogghignava mentre si mordeva i peli radi e corti dei baffettini. Gli occhi della marchesa, pensava, dovevano essere ancor più belli a vederli nuotanti nelle lacrime! Egli l'avrebbe sentita gemere, pregare e supplicare colla sua voce d'oro. Avrebbe veduto il bel viso farsi pallido e spaurito per la foga dei suoi baci e delle sue carezze!... No, no, non gli poteva sfuggire! Era lui, lui solo che teneva la cassa fra tanti spiantati e dovea essere il padrone di tutto a Villagardiana, anche di quella creatura che aveva il corpo di una statua e la voce di una sirena.

Per Iddio, piuttosto di cederla al Martinengo, l'avrebbe lasciata marcire in prigione!... Sicuro, in prigione: e perchè no?... D'ora innanzi non avrebbe più dato un soldo al Collalto senza riceverne in pagamento una cambiale e avrebbe voluto, per avallo, anche la firma della marchesa!

Tuttavia, coll'andar del tempo, l'odio geloso ch'egli sentiva contro Andrea Martinengo pareva che si dovesse acquetare. Il Martinengo era di presidio a Napoli e non dava mai segno di vita a Villagardiana.

D'altra parte, che cosa avevano riferito al signor Pompeo? Che i due giovani si amavano assai quando il conte Prampero avea costretta la figlia, ad ogni costo, a sposare il Collalto. Poi, dopo le nozze non si erano mai più riveduti. Insomma era stato il solito romanzetto sentimentale che fanno tutte le ragazze col biondino spiantato, prima di rassegnarsi... al buon partito! "Certo, certo, il bell'Andrea l'aveva dimenticata!" Ma il Barbarò, non meno per ciò n'era geloso, nè lo odiava meno, nè riusciva a frenare la sua passione per la marchesa.