Una signora buona e pietosa, la contessa Fanti di Brescia, zia materna di Andrea, che lo visitava spesso all'Ospedale, aveva preso a difendere Angelica narrandogli e spiegandogli il segreto di quel matrimonio così precipitato.

Fra il conte Prampero di Castelnovo e la marchesa di Collalto erano già state combinate e fissate le nozze di Alberto con Angelica, mentre i due ragazzi non erano ancora usciti di collegio. E colle loro idee autocratiche non ammettevano neppure che la loro volontà potesse essere contrariata.

Quanto ad Alberto, egli sapeva che un giorno o l'altro, quando fosse piaciuto alla signora madre, avrebbe sposato sua cugina, e aspettava senza impazienza. Egli si sarebbe preparato al matrimonio, come avea fatto per gli altri sacramenti: con una buona dose d'indifferenza, e pensando a tutt'altro. Angelica, invece, si indispettiva ogni volta che ne sentiva parlare. Alberto per quel suo fare altezzoso e beffardo le era sempre stato antipatico. Poi, un giorno, poco prima che il Martinengo fuggisse in Piemonte, essa tremando, dichiarò a suo padre che tanto presto, non voleva maritarsi e che, rispetto a suo cugino, sentiva, capiva proprio, che sposandolo non sarebbe stata felice.

Il conte Prampero per tutta risposta guardò la figliuola con occhi torvi, e dopo averle intimato di rinchiudersi subito nella sua camera e di non uscirne mai più, fino a nuovo ordine, corse difilato dalla marchesa per raccontarle l'accaduto.

—Fanciullaggini—le rispose la Collalto, mostrando i bei denti, ancora bianchissimi.—Fanciullaggini, caro Prampero; le frullerà ancora nel capo la bella divisa bleu di un qualche collegialino che avrà incontrato nelle uscite del Giovedì. Cercate fra le pagine dei suoi libri di scuola, e le troverete certo un bigliettino con dei versi scritti sotto a due cuori rossi, infilzati da una freccia gialla! Fanciullaggini, caro Prampero, e sarà bene non parlarne nemmeno con Alberto.

Il conte di Castelnovo ritornò a casa più tranquillo proponendosi, per il momento, di non tornar più sull'argomento del matrimonio con Angelica, e di stare alle vedette.

Intanto la figliuola cominciava a dimagrare, non rideva più, non mangiava più; aveva spesso gli occhi gonfi.... Il conte Prampero, istigato dalla marchesa, frugò tra i libri e nei cassetti dell'Angelica, ma invece dei due cuori rossi trafitti dalla freccia gialla, vi rinvenne, nientemeno, una lettera di Andrea Martinengo!

Quella lettera, la sola che Andrea avesse scritto alla signorina di Castelnuovo, e la scriveva appunto la sera stessa in cui partiva pel Piemonte, palesava l'amore più puro e rispettoso, e insieme le più oneste intenzioni; ma con tutto ciò fu per il conte Prampero come un fulmine a ciel sereno. Maledì la figliuola che aveva disonorato la sua casa e volea correre anche lui in Piemonte a sfidare e uccidere il seduttore, l'assassino, l'infame che lo avea ingannato, che aveva tradito l'amicizia.... perchè Andrea Martinengo, quantunque minore di età, era uno degli amici del conte di Castelnovo, il quale amava ancora di menar la vita da giovanotto.

Ma dal tenerselo per compagno al prenderlo per genero, ci correva; e piuttosto che cedere il signor conte avrebbe aspettato che Angelica morisse d'amore e d'angoscia. Andrea Martinengo, punto primo e irremovibile, non avea tutti i quarti, poi non era ricco abbastanza; poi... poi la sua figliuola doveva sposare Alberto di Collalto.

Angelica, prima della terribile scoperta della lettera, si preparava a resistere, a lottare e a morire anche piuttosto di venir meno alla data fede, ma dinanzi alla catastrofe improvvisa, rimase atterrita, muta e perdette tutto il suo coraggio.