E Angelica?
Povera Angelica! Essa abbruciò la lettera, appena l'ebbe ricevuta e credette di aver fatto una gran cosa; ma invece era come niente: quella lettera la sapeva tutta a memoria.
VIII.
Andrea aveva scritto alla marchesa senza riflettere, senza nemmeno pensarci; come un matto che si taglia la gola perchè si sente soffocare; eppure (il caso aiuta spesso gli innamorati) non avrebbe potuto scegliere un momento più propizio.
Angelica era sempre stata infelice, ma adesso per di più era stanca, abbattuta e sconfortata. Sino dal tempo della sua catastrofe infantile essa aveva sofferto col primo dolore anche il primo disinganno. Scemato lo sbigottimento subitaneo da cui era stata colta, indovinò presto che suo padre, creduto da lei sempre giusto, per quanto si mostrasse severo e inflessibile, non si era fatto scrupolo di sopraffare la sua inesperienza e di accrescere il suo terrore per sacrificarla, con un matrimonio forzato, a' propri desideri e a' propri interessi. No, no; nè la lettera, nè il suo affetto per Andrea erano di tal natura certamente da giustificare la gran collera paterna, nè da portare il disonore in famiglia; e per ciò, mentre la figura austera del conte Prampero scadeva di autorità, mentre capiva di essere stata ingannata da chi aveva il supremo dovere di proteggerla e di consolarla, sentiva pure che la disperazione e la collera di Andrea dovevano essere tanto più grandi quanto più la sua condotta gli dovea sembrare perfida, senza nemmeno una scusa!... Ma ormai la promessa era stata data; tornare indietro non si poteva e Andrea.... oh, Andrea si era rassegnato senza un lamento, senza un rimprovero!... Andrea, che avrebbe avuto il diritto di maledirla, di ucciderla anche in un impeto di dolore, Andrea non si era fatto più vivo!... Allora ella credette a chi le andava mormorando, per consolarla, che il Martinengo aveva solo fatto per chiasso, che quella sua passioncella non era stata altro che una romanticheria, una fanciullaggine; ma credendo tutto ciò, il bel sole della sua giovinezza si oscurava.... l'anima pativa l'uggia e il freddo. E quando i soliti pietosi le riferirono le avventure clamorose del galante ufficiale, il disinganno si fece più amaro e pensò che tutti gli uomini erano senza poesia e senza cuore. Di uomini veramente essa non conosceva altri che il marchese di Collalto, il quale dopo pochi mesi di matrimonio l'aveva lasciata sola, per seguire una donna-volante nelle sue peregrinazioni; ma appunto per ciò tutte le leggerezze e le colpe del marito essa le attribuiva pure ad Andrea, coll'aggravante, per quest'ultimo, di averla illusa e ingannata.
No, no; nemmeno Andrea era migliore degli altri. Nemmeno Andrea aveva indovinato il suo dolore immenso, il suo grande sacrificio! Egli si era subito consolato; l'aveva subito dimenticata.... Ma pure, in que' primi tempi, non rimase a lungo così triste e sfiduciata. Angelica ebbe presto un bambino, e allora ritornò la vita a sorriderle piena di speranze e di affetti; allora il sogno della vergine non fu più rimpianto perchè la madre aveva pure sogni nuovi e dolcissimi.... Allora la tenerezza del suo cuore, la poesia appassionata della sua anima ritrovarono la via per espandersi, e si volsero ad un nuovo culto.
Angelica si rinchiuse nella sua casa in cui adesso non si sentiva più sola; nella sua casa in cui era libera e signora, perchè dopo il primo abbandono del marito non c'erano state scene nè rimproveri; soltanto essa gli avea fatto intendere, risolutamente, che non voleva aver nulla in comune colle donne più o meno volanti, e che per ciò egli non avrebbe più avuto in lei altro che un'amica sincera e devota, altro che la madre del loro figliuolo.