E per alcuni anni la vita di Angelica, se non del tutto felice, pure scorse tranquilla. Essa divideva le ore fra le cure dedicate al piccolo Stefanuccio e gli studi prediletti. Nella musica trovava un grande sollievo e pareva sfogare la sua melanconia sentimentale. Spesse volte, dopo un notturno o una romanza di Chopin o di Schuman, si alzava dal pianoforte anelante, abbattuta, colle guance pallide, rigate di lacrime. Victor Hugo, Leopardi, Alfredo de Musset erano i suoi poeti favoriti. I dolori di Esmeralda, gli amori di Cosette e di Marius avevano un'eco nel suo cuore, e rimaneva triste per la tristezza di Rolla e di Don Paez. Ma più profondamente sentiva la melanconia amara del Leopardi, e nel piccolo volumetto che portava sempre con sè, la Ginestra, Consalvo, le Ricordanze, il Canto del Pastore, erano piene zeppe di segni e postille.

Ma dopo quei primi anni non potè più ricorrere per isvagarsi e per confortarsi altro che a questi amici del suo spirito. Dal piccolo Stefanuccio aspettava invano un ricambio di tenerezza sentita, di effusioni gentili. Egli cresceva arido di cuore, irascibile, caparbio e.... E passato ancora qualche tempo, a turbarle del tutto la pace, a renderle più amara l'esistenza, incominciarono le smanie del marchese Alberto.

Allora anche la casa che era stata il suo nido gradito, il suo rifugio, le diventò insopportabile come una prigione, e l'anima offesa, soffocata anelava di uscire, di fuggire in traccia di un aere più puro, di volare in alto, nel sereno, nella luce.

Ora appunto, mentre si sentiva fremere nel cuore l'impeto sordo della ribellione, le giunse inaspettata la lettera di Andrea; quella lettera che le svelava a un tratto quanto ella fosse stata ingiusta nelle sue accuse e come Andrea l'avesse sempre amata; quella lettera in cui sentiva parlare per la prima volta di un ideale alto e puro; quella lettera infine che faceva risorgere, e risorgere più nobile e più forte per l'eroismo stesso del lungo silenzio, il primo amore, l'unico amore della sua vita.

Angelica aveva abbruciato subito la lettera di Andrea, ma intanto ogni parola le era penetrata nell'anima per non uscirne mai più. E quando essa si sentiva oppressa e avvilita, il suo pensiero ritornava involontariamente a quell'amore così soave e rispettoso; e un giorno finì col credere, la povera illusa, che dopo aver tutto sacrificato al dovere, e la vita e la felicità e la pace, potesse ancora disporre del suo cuore, e la preghiera di Andrea la trovò scossa, debole, senza difesa....

Pure Angelica prometteva fermamente a sè stessa di perseverare nel silenzio e di non rispondere. Ma ogni giorno la sua vita diventava più penosa, e ci fu un momento in cui lo sdegno e il ribrezzo le fecero apparire quasi come una redenzione, la redenzione della sua dignità e della sua verecondia, quell'ideale alto e puro, quell'altro amore, che quando aveva lo spirito tranquillo e la pace nel cuore, le sembrava una colpa.

Poi insieme allo sconforto e allo sgomento, cominciarono anche le insidie profonde della pietà: "Per lei, per lei sola, egli era tanto infelice. Essa lo aveva tradito e lui l'amava sempre!... E se" pensava Angelica "ostinandomi nel rifiuto di rivederlo per una volta soltanto—l'ultima—la suprema—lo dovessi proprio spingere ad un atto disperato?" E con un fremito dell'anima atterrita ripeteva a sè stessa le ultime parole della lettera di Andrea: "voglio rivederla ancora prima della guerra; prima di farmi ammazzare!..."

—Dio mio, Dio mio! Bisogna salvarlo! Devo salvarlo! Sì, Sì. Devo salvarlo a costo della mia vita! Devo salvarlo!

Allora si confortò pensando che il buon Dio le leggeva nel cuore; il buon Dio che le aveva inspirato quel sentimento di pietà!

Dunque, che cosa doveva fare?... Rispondergli?... Calmarlo? Salvarlo dalla disperazione?... Sì, doveva salvarlo: essa non faceva nulla di male; non correva alcun pericolo; era sicura della propria forza e della lealtà di Andrea. E così in un contrasto atroce, fra i turbamenti, gli sconforti e le ribellioni di tutto l'essere suo, anche la coscienza della poveretta si oscurava, non distingueva più nettamente il bene dal male, tentennava angosciosa fra il dubbio e il dolore e, sola sola, pensava a chi mai avrebbe potuto rivolgersi per aiuto, per consiglio, quando la sorte la fece imbattere in chi proprio non era al caso di guidarla bene; in Donna Lucrezia.