La Balladoro, che si trovava d'incanto a Villagardiana, non aveva altro che il timore di doversene ritornar presto al suo salotto giallo così pieno di pataconi e di raffreddori. Mangiava benone; si trovava "nell'ambiente vero del suo sangue," ed era servita appuntino, così che al paragone trovava quella tartaruga della Filomena troppo insufficiente, e diceva a tutti di volerla pensionare. E oltre questi vantaggi Donna Lucrezia aveva poi anche il cuore pienamente soddisfatto. Lo Zodenigo, che si faceva sempre chiamare professore quantunque avesse abbandonato l'insegnamento per il giornalismo, e che faceva frequenti giterelle al confine per attinger notizie intorno ai preparativi della guerra, invitato dal Barbarò si recava pure a Villagardiana. E durante le sue visite Donna Lucrezia poteva godersela a beneplacito, sicura che la Rosetta non gli si metteva alla posta sulle scale.
Gli anni passavano, ma il cuore e il naso di Donna Lucrezia erano sempre giovanilmente infiammati, e quantunque il suo Eugenio le avesse dichiarato esplicitamente che aborriva la matecia e che l'amoce non doveva essere altro che spiito e contemplazione, essa, innamorata, soffriva sempre il travaglio di una grande gelosia.
—Spirito! Contemplazione! Va benissimo; tuttavia certe volte, se non aveste voi per parte vostra molto giudizio, in quanto a me mi sentirei lì lì per commettere un grossissimo spropositon. E allora penso, Eugenio, che quella vanesia analfabeta ha in suo favore, se non altro, la bellezza dell'asino e.... No, no, Eugenio, dite di no, perchè sarebbe la mia morte!
Eugenio diceva di no, e assicurava la Balladoro che dal giorno della sua partenza da Milano egli non avea più messo i piedi in Via della Spiga.
A Villagardiana dunque c'era il benessere unito colla gioia del cuore. Peccato di non poterci rimanere tutta la vita!
Di tanto in tanto, quando vedeva il marchese Alberto di buon umore, Donna Lucrezia, sospirando, cominciava a dire che bisognava risolversi e che l'ora della partenza si avvicinava; non già perchè a Milano ci avesse affari urgenti, ma perchè la sua delicatezza le gridava ogni momento:—Parti, parti, Lucrezia, e non abusare!
—Sono stata anche troppo indiscreta, ma già è il mio solito difetto quello di essere debole di cuore, e alle vostre preghiere non so proprio resistere; tanto più che vedo quella cara gioia della mia Mary rifiorire ogni giorno fra queste aure balsamiche!...
Ma presto la scusa della Mary non le potè più servire.
—Se tu hai proprio risoluto di voler ritornare a Milano, le disse un giorno la marchesa, ricordati bene che la Mary deve restar qui con noi. Oltre a essermi cara, quella buona ragazza è per me un aiuto troppo necessario finchè Alberto ha bisogno di continue cure e di assistenza!
—Ho capito—pensò allora Donna Lucrezia—ho capito,—e cercò ogni via per rendersi utile alla sua volta.