—Certo, certissimo!—balbettò istupidita la Balladoro, avvicinandosi istintivamente al Barbarò, come il naufrago che cerca di attaccarsi alla tavola di salvamento.

Il signor Pompeo notò quell'atto e volendo conservare un'aria compunta, di circostanza, dovette frenarsi per non ridere.

—E non ci sarà nessuna via di scampo per queste pôre creature?

—No, non lo credo!... Eccetto che lo zio, il marchese Diego di Collalto, non li voglia aiutare!

—Buono! Un piavolon egoista, uno scettico gaudente, un... un bucefalo sotto le lustre della compitezza, peggio ancora del conte Prampero, quando era vivo!

—Allora... allora senta, Donna Lucrezia,—riprese Pompeo dopo un lungo sospiro.—Io non ho proprio avuto il coraggio di togliere a un tratto le illusioni al marchese Alberto, e non so come fare per aprir gli occhi alla marchesa, non volendo darle un colpo troppo forte. Perciò ho pensato a lei, e ho creduto bene di metterla a parte di queste brutte faccende.

—Avete fatto benissimo, caro Barbarò!... Sono a vostra disposizione!

—Se io volessi, le cose ormai sono a un punto che potrei mettere i Collalto fuori di Villagardiana anche domani, anche stasera stessa....

—Dio Dio, che cosa sento!

—E se non l'ho fatto ancora, non è certo per il marchese Alberto. Il marchese è un testardo....