—Se si svegliassero prima che io fossi di ritorno e ti domandassero di me, dirai loro che sono andata a passeggiare fino al lago. Ho un'emicrania fortissima.
—In fatti, si vede, signora marchesa. Ha gli occhi lividi e non è mai stata tanto pallida; ma un po' d'aria pura le farà proprio bene.
—E per ciò ho pensato di uscire.
Era la prima volta che Angelica mentiva, pure lo fece naturalmente, senza arrossire, senza nemmeno accorgersene. Finchè aveva resistito e aveva lottato contro l'amore, si era fatta scrupolo di ogni cosa, anche d'un pensiero lontano e innocente; adesso che gli si era appena abbandonata, sia pure con la scusa della prudenza, sia pure col pretesto pietoso di voler sottomettere un povero pazzo alla ragione e impedire una disgrazia, l'amore l'avea già tutta presa; pareva le avesse mutato la mente e l'anima.
Tuttavia, prima di uscire, si fermò ancora dinanzi allo specchio dell'anticamera. Era quello per Angelica il momento più angoscioso e più terribile della vita; quello da cui presentiva che poteva dipendere tutto il suo avvenire, ma pure, anche piena di spavento e di ansietà pensò di voler essere bella. Si ravviò i capelli sulla fronte; si accomodò il fiocco della larga cravatta; indossò una giacchettina di panno celeste che sul corpo attillato del suo abito di cheviot bianco le stava a pennello; prese un grande ombrellino rosso col bastone altissimo.... Dette un'ultima occhiata allo specchio.... Era bella; era in punto.... Allora, mentalmente si raccomandò l'anima a Dio, come se fosse per islanciarsi dall'alto nel vuoto d'un precipizio, ed uscì.
Ma oltrepassato appena il cancello e avviandosi nell'aperta campagna, la quiete silenziosa di quella mattina fresca e nitida le infuse in sull'attimo un nuovo vigore. Respirando, fuori dell'afa opprimente della camera, la brezza mattutina, le parve che il petto le si allargasse e la sollevasse con un libero soffio di vita, onde si sentì come spinta da un impeto di tutto l'essere suo verso la Casina delle Romilie, che era il luogo del ritrovo con Andrea.
Percorso un buon tratto della strada maestra, prese subito per una viottola, fra due siepi di biancospino e di nocciuoli selvatici, umide ancora dalla rugiada; una viottola dritta, lunga, in cui odorava acuta la menta e l'acetosella, e così stretta che rimaneva tutta chiusa dal largo ombrellino rosso e dalla veste bianca della bella mattiniera, la quale si allontanava speditamente col ritmico tic-tac del suo passo uguale e sicuro.
Quando fu presso lo sbocco incontrò un vecchio contadino che si fermò per lasciarla passare:
—Servo, sciurìa!