Angelica rispose affabile al saluto; attraversò la stradetta cui faceva capo la viottolina, e salì per una scorciatoia che, dopo una svolta, calava più ripida fra la festevole varietà degli ameni collicelli, a viti, a olivi, a gelsi, digradanti dolcemente fino alla riva del lago.
In quel punto un raggio di sole, prima debole e sbiadito, poi subito più forte, avvivò con un improvviso risalto di colori tutta la campagna circostante e la distesa del lago azzurrino e le catene bigie de' monti, ancora avvolti da una caligine cinerea, e lo sfondo vasto della pianura e delle colline veronesi come sparenti in una nebbiarella di pulviscoli d'oro. Il verde cupo dei pampani si stendeva con la simmetria dei filari sul verde giallastro dei campi di grano sparsi di margherite e di papaveri sfolgoranti; e la fronda glauca degli oliveti spiccava fra il verde ruggine delle quercie e il verde vivido dei gelsi, mentre le gocciole di rugiada scintillavano come gemme sui rami e sulle foglie.
E pure quell'allegrezza luminosa non rischiarò il viso di Angelica. Il senso di benessere e di gioia che le aveva dato animo, era subito scomparso. La vista del vecchio contadino era bastata per ricordarle a un tratto tutto il mondo che aveva troppo presto dimenticato.
—Se quell'uomo l'avesse seguita?—E non osava voltarsi a guardare.—Se si mettesse dietro a' suoi passi e poi andasse a sparlar di lei?—E il suo occhio non vedeva più altro che l'ignoto pauroso; e Sirmione invano sorrideva al sole fra le onde cristalline; e la grande serenità del cielo non penetrava, non avea più un riflesso nel suo spirito turbato.
Ma soltanto l'espressione del volto, pallido a segno che pareva terreo, tradiva la violenza di quelle sue angosce: camminava sempre spedita e risoluta e scese senza esitare un momento per tutto il ripido e tortuoso sentiero. Se fosse stata certa di essere seguita e spiata, anche se avesse saputo di trovare la morte, e peggio della morte, lo scandalo e l'ignominia dov'era Andrea, essa gli sarebbe andata incontro con la testa in fiamme e col cuore stretto, soffocato, ma senza interrompere d'un punto, o rallentare i suoi passi.
Capiva di non esser più la stessa donna; capiva di essere vinta e trascinata da una possanza nuova, che di minuto in minuto cresceva di forza, ed alla quale non poteva più resistere. Angelica credeva fosse il destino, ed era l'amore.
E per i pericoli stessi che la circondavano, per lo sgomento, per tutte le nuove pene che soffriva essa, inconsciamente, aveva cominciato a vivere con Andrea, solo con Andrea, una vita intima, misteriosa, di terrori e di lacrime, ma tuttavia più palpitante; e appunto quelle pene non lasciavano tempo e modo al rimorso di arrestarla nella corsa precipitosa e vertiginosa; al freddo e acuto rimorso che l'avrebbe presa in quel punto se fosse stata tranquilla e serena, se il colloquio che aveva concesso ad Andrea fosse stato senza pericoli.
Più assai che per le sue gioie, l'amore può sulla donna per quanto la fa soffrire. Come si sente legata al figlio suo perchè le costa lo strazio delle viscere, così lo strazio dell'anima l'avvince sempre più all'uomo che ama.
Discesa ai piedi dell'altura, Angelica s'internò per un'altra stradetta pur chiusa fra due campi di vigneti e presto arrivò in vista della Casina delle Romilie e scorse Andrea che al fruscìo della sua veste era uscito da un cespuglio folto di pruni e che rimaneva immobile ad aspettarla. Allora provò una scossa, un sussulto di tutta la persona; abbassò subito il capo come se avesse avuto gli occhi abbagliati dal sole; ma non potè affrettare il passo, e quando gli fu vicina col viso in fiamme e la voce soffocata mormorò appena:
—Dio, Dio!... Che cosa ho mai fatto!