—Grazie.... È molto buona, lei!—balbettò l'altro pallidissimo.
Ci fu un momento di silenzio. Angelica, ansante, si premeva le mani sul petto come per frenarne l'anelito; Andrea, confuso, intimidito, col cuore che gli batteva tanto forte da serrargli la gola, non era più buono di trovar parola.
—Era molto.... molto tempo che l'aspettavo!—esclamò infine, senza sapere che cosa dicesse.
Angelica gli fu grata di quella commozione, e rimettendosi alquanto gli domandò con un sorriso:
—E forse cominciava a pensare che.... che tardavo un po' troppo, non è vero?
—Oh no, no! L'avrei aspettata, contento, tutta la vita!—rispose il giovane con entusiasmo.
Il dialogo prometteva di riscaldarsi presto e Angelica che per istintiva timidezza voleva ora allontanare più che le fosse possibile il momento delle spiegazioni, quantunque fosse venuta lì con quel solo scopo, finse di non avere inteso le ultime parole di Andrea.
—Com'è bello questo luogo!—esclamò guardandosi attorno maravigliata.
La Casina delle Romilie era posta sul confine di un vasto vigneto che rimaneva un po' in alto sulla strada. Angelica puntò l'ombrellino contro la sponda e appoggiandosi forte salì sul campo, passando a stento per l'apertura della siepe, aiutata da Andrea che avea cura di allontanare da lei i rami e le fronde spinose.