—Sempre!—interruppe Angelica con un filo di voce che pareva un sospiro.

—....e sentirò di vivere per lei e vivrò con lei anche non vedendola, anche da lontano!

—Oh sì, sì!—esclamò la buona e ingenua creatura, con tutto l'entusiasmo del cuore che le traspariva dagli occhi scintillanti.—E lei, allora, mi promette di vivere e di perdonarmi?

—Sì, Angelica.

Essa lo guardò lungamente e gli sorrise sicura, senza più arrossire. In quel punto pensò che avea fatto bene a concedere il colloquio ad Andrea. Aveva ottenuto il suo intento. Gli aveva ridata la pace, la calma.... E non sapeva ch'era lei adesso, che la calma e la pace le perdeva per sempre.

Angelica, in compenso della leale promessa di Andrea, gli confidò quanto già egli aveva udito dalla contessa Fanti.

Ma della sua infelicità non incolpò nessuno; nè il babbo, nè Alberto. Anzi, quest'ultimo volle scusarlo, dicendo che erano ambedue così diversi d'indole e di carattere, che non si potevano intendere, e che suo marito era stato pure sacrificato quando gliel'avevano fatta sposare e che, adesso, se qualche volta sembrava ingiusto e la faceva soffrire non era proprio per cattivo animo, ma perchè era ammalato, molto ammalato. Ma a questo punto le passò in mente, e le scese fredda nel cuore, l'insinuazione che, quasi sotto forma d'augurio, le era stata fatta dalla Balladoro e, alzandosi di scatto:

—Mi deve giurare—esclamò con una viva espressione di angoscia e quasi di terrore—mi deve giurare che.... che non sarà mai indotto a desiderare la.... il male di qualcun altro....

—Lo giuro,—rispose Andrea, non senza arrossire un poco.—Lo giuro per tutto il bene che le voglio!

Poi, quando la marchesa si fu di nuovo seduta, egli, che le era sempre vicino, al suo fianco, appoggiato al muricciuolo della casuccia, le domandò piano: