—Che ha?... A che pensa adesso?...
—A.... a nulla.
—No, no, non è vero!... Mi dica; la prego, la supplico, mi dica tutto: voglio saperlo.
—Penso... che nemmeno dell'anima non ho il diritto di disporre!—rispose infine Angelica con voce fioca e colle parole rotte da un singhiozzo che si sforzava di soffocare.—No, nemmeno dell'anima!
—Perchè, Angelica?
—Perchè.... perchè ho un figliuolo, e la mia anima è sua: gli appartiene. E pure, che vuole?... Questi due sentimenti così opposti, dei quali l'uno è santo e l'altro.... oh l'altro no, Andrea! questi due affetti che dovrebbero essere in urto fra loro, si confondono invece nel mio cuore, e si dividono ogni mio pensiero. Ma tuttavia non mendico scuse, nè voglio farmi illusioni. Sentendo così, e parlando a lei così so di esser molto colpevole. So che uno solo di questi due affetti avrebbe dovuto bastarmi; avrebbe dovuto infondermi tutta la forza, tutto il coraggio di vivere, e che è per colpa mia, solo per colpa mia, e non d'altri, se l'affetto del mio figliuolo non basta per rendermi felice, non basta per rendermi sopportabile l'esistenza.
—Non dica così,—interruppe Andrea vivamente,—non confonda la rettorica colla realtà della vita!
—Non confondo, no; ragiono bene,—continuò Angelica; e nella sua voce limpida, melodiosa traspariva un'amarezza profonda.—Tutte queste cose me le son dette e ripetute le mille volte, e le sentivo giuste e vere nella mia coscienza quando credevo di poter esser più forte contro di lei; e adesso mi turbano ancora, come un rimprovero e.... e lei stesso, vede, in questo punto pensa, cerca qualche argomento a mia difesa; ma onesto e leale, neppur lei non può, non sa trovar nulla!
—No, non è vero; non dica così!—ripetè Andrea un po' sconcertato.