—Vede, vede, che non c'è scuse per me?
—No, non è vero!—ripetè ancora Andrea accalorandosi—non è vero, perchè il mio cuore non solo la difende e la giustifica, ma l'onora e l'ammira!
—Il suo cuore, solamente il suo cuore,—balbettò Angelica tristamente,—ma il giorno che il suo cuore fosse muto per me....
—Ciò non sarà mai!
—Mio Dio, che non sia mai davvero,—interruppe la marchesa con un sospiro,—perchè il giorno che non mi volesse un po' di bene, non mi stimerebbe nemmeno più!
—Queste ch'ella dice sono tutte eresie!—esclamò Andrea, il quale, scosso per un momento dalle parole della marchesa, tornava alle esaltazioni dell'amore.—Sono tutte eresie; e se mi manca la eloquenza per ribattere le sue accuse, non vuol dire che mi manchino anche le ragioni. Lei ha più ingegno, molto più ingegno di me, e però mi confonde, mi sbalordisce, anche quando non riesce a convincermi. Io sento che esagera molto i suoi scrupoli; io sento che ha torto quando parla di rimorsi perchè noi non ci rivedremo più; perchè il suo cuore me l'aveva già dato quando era padrona di disporne; perchè l'hanno ingannata e sacrificata!
—Ma dice anche lei che ci vorrebbe eloquenza per difendere la mia causa,—ribattè la marchesa con un'ostinazione che turbava il Martinengo.—Dice anche lei che non mi può servire la franchezza del soldato, ma che ci vorrebbero invece i sofismi del causidico.... No, non si arrabbi,—soggiunse poi, vedendo che l'altro non poteva trattenere un moto d'impazienza,—so che faccio male a dirle queste cose. Quando si sentono dentro di sè, e non si ha poi la forza di fare quel che si dovrebbe, il parlarne è peggio, perchè non si riesce ad altro che a provare la propria debolezza. Ma, per quanto ci pensi, non saprei dire quando ho cominciato a essere debole, a transigere, a cedere. Ecco, questo non so; e questo solo è forse un po' la mia scusa. Venendo qui non intendevo certamente di accondiscendere a un suo desiderio; credevo, m'imaginava di compiere un dovere. A malincuore ho risposto alla sua prima lettera, e ho risposto soltanto perchè così mi consigliava la prudenza. Non le ho scritto intenerita dalle sue preghiere e dalle sue lacrime, ma solo spaventata dalle sue minacce.
—Non per altro, proprio?
—No, non per altro!—rispose Angelica con più forza.—Non posso ricordare in che modo, come, quando, ha cominciato questo strano mutamento del mio cuore.... e anche un po' della mia testa. Ieri sera ancora tremavo tanto all'idea di dovere venir qui; era tale il mio orgasmo, che non mi sarebbe stato possibile di calmarmi per interrogare me stessa, nè per riflettere se facevo bene o male. Questa notte non ho potuto chiudere occhio; ero agitata, convulsa per lo spavento, per l'angoscia di ciò che stavo per fare: tremavo di essere scoperta, eppure sono venuta!... Ma, sa, credevo proprio di venire, di dover venire, per pregarla e anche per imporle di non pensare più a me, di dimenticarmi.... e invece....
La poveretta s'interruppe, le lacrime la soffocavano, e allora premendo il fazzoletto sugli occhi non potè più frenarsi, e cominciò a singhiozzare.