Andrea, commosso, ma dolcemente commosso, cercava di riprenderle la mano per vedere gli occhi cari che piangevano per lui, e:
—Quanti che si credono onesti e forti—esclamò—solamente perchè sono felici, non valgono, con tutta la loro facile virtù, una sola di queste sue lacrime!...
Intanto la cingallegra continuava a saltellare sui ramoscelli alti della siepe, ma non cantava più. Pareva volesse sentire anch'essa ciò che diceva il bel giovane bruno colla bella signora bionda.
—Pensi a questo, marchesa, che volendomi un po' di bene fa un'opera buona.
—Un'opera buona?—domandò Angelica, maravigliata, alzando il visetto incantevole ancora tutto rosso e sparso di lacrime.
—Sì, un'opera buona,—ripetè Andrea accarezzadole le mani che teneva unite fra le sue.—Ero scettico, sfiduciato, e lei mi ha ridata la fede: la fede nel dolore e nell'amore.—Ero misantropo e tristo, e lei ha ridestato in me la soave poesia della vita. Il mio cuore arido non aveva più palpiti, ed ora senta, senta, marchesa, come batte forte sotto la sua mano!... Pensi che la mia anima è sua; e pensi ch'ella potrebbe farne anche l'anima d'un dannato! Io per me, per sola forza mia, non sono nulla, nè posso essere nulla. È lei, sempre lei, che mi fa e mi rifà come vuole. Ero cattivo perchè lei mi aveva fatto cattivo col suo abbandono; adesso ritorno buono perchè lei mi vuol bene ancora. E così sarà sempre; sempre così!... Una madre dà la vita materiale, la donna che ci vuol bene, creda, marchesa Angelica, ci ridà anche la vita dello spirito; e però non soltanto il nostro cuore, ma anche la nostra coscienza è nelle sue mani. Pensi che per cagion sua, un giorno, ho maledetto ogni cosa del mondo; pensi che non volevo più vivere.... ed oggi invece, sempre per lei e solamente per lei, ho cara l'esistenza, e trovo il mio primo giorno di felicità. Sì, è proprio vero. Quantunque sia questo il momento in cui dobbiamo dirci addio e, chi sa, forse per sempre, pure è il momento più felice, creda, marchesa Angelica, il solo veramente felice di tutta la mia vita!
Più che ascoltare le parole di Andrea, Angelica le aspirava coll'anima ammaliata, e le sentiva scendere nel profondo del cuore e diffondersi per tutto l'essere suo, soavi, benefiche; poi dopo un lungo silenzio a cui si era abbandonata, vinta da quel rapimento, mormorò con l'amore che le prorompeva dagli occhi, e le scoloriva le labbra e le gote:
—Anch'io, sa, ad onta delle mie lacrime e dei miei rimorsi.... perchè non dovrei dirlo? è la verità.... ad onta anche de' miei rimorsi, sento che è questo il primo giorno, il primo momento in cui sono felice!
Il sole alto oramai cominciava a dardeggiare. Montebaldo nell'orizzonte lontano non era più avvolto dalla caligine vaporosa, nè la cima superba si perdeva dentro un velo bigio di nubi, ma appariva chiara e nitida nel sereno profondo. Manerba distesa ai piè della rocca odorante di muschio, dove ancora vagano i canti di Catullo fra il sussurro del vento che le porta tepido un profumo di cedri; Manerba, con la sua candida chiesa, splendeva di luce viva; e dall'azzurro cristallino delle acque, dov'è più verde e amena la riviera, sorgeva Moniga, romanticamente leggiadra fra la sollazzevole allegria dei vigneti, ergendo in mezzo al cielo turchino la torre bianca del castello feudale.
Bisognava scambiarsi gli ultimi saluti; bisognava separarsi per sempre. Tuttavia anche nel momento del doloroso distacco il viso di Angelica esprimeva, pur fra le lacrime, una vivezza insolita; pareva che un raggio di quel bel sole le fosse sceso nel cuore.