—Povero figliuolo mio!... Povero il mio figliuolo!
E nella disgrazia che la colpiva proprio in quel giorno, vedeva adesso la collera, la punizione del cielo; e pur non potendo strapparsi dal cuore l'immagine di Andrea, che anzi fra le lacrime pareva farsi ancora più viva e vicina, sentiva diffondersi nel dolore, nella disperazione sua lo sgomento pauroso del rimorso.
Pompeo la guardava, la guardava fisso, e un bruciore gli saliva sulle gote, alle orecchie, a tutta la testa. La voce di Angelica nel piangere, nel lamentarsi, aveva intonazioni incantevoli. Così, com'era chinata, col capo fra le palme della mano, egli le vedeva la nuca bianchissima trasparire fra i capelli biondi e più giù, sotto la cravatta di trine, dentro l'abito un po' sollevato, il collo morbido che fremeva palpitante per l'urto dei singhiozzi.
Allora Pompeo col respiro grosso, affannoso; cogli occhietti accesi, si curvò per farsi più vicino, e colle dita tremanti osò toccarle un braccio.
—Coraggio.... si faccia coraggio.... signora marchesa....—borbottò con voce rauca.
—Oh per me.... lo avrei il coraggio! Fossi sola mi sentirei forte, sopporterei tutto; ma è il pensiero del mio bambino, del povero bambino mio che mi spezza il cuore!...
Pompeo sollevandosi un po' e tirando forte la poltroncina per la frangia, si fece ancora più vicino e con tutta la mano prese il braccio della marchesa che continuava a piangere e a singhiozzare.
—Io.... io ho avuto sempre molta affezione per.... lei....
—Oh so, so ch'ella è buono!... buono assai!
Pompeo alzò la mano, le sfiorò il braccio dove usciva nudo dalla manica corta, e continuò sempre balbettando, e colla voce sempre più strozzata:—Se.... se volesse ascoltarmi si potrebbe.... sarei disposto a tutto per.... per salvarla....