—Oh signor Pompeo, se ancora è possibile ci salvi, non ci abbandoni, e avrà tutta la gratitudine, la riconoscenza di una madre!—Angelica avea presa una mano del Barbarò, e lo guardava supplichevole premendola sul cuore.

Pompeo non intese bene o intese troppo a modo suo quelle parole che l'estremo della disperazione rendeva così espansive. Rosso in viso, inebriato da quella bellezza ancora più attraente nel disordine del dolore, strinse più forte il braccio di lei, poi, all'improvviso, l'attirò contro il suo petto stringendola forte fra le braccia, e la baciò violentemente sui capelli della nuca, sul collo, mormorando:

—La salverò!... Sarà padrona lei di tutto! come prima....

Angelica, sorpresa, sbigottita ed anche impaurita in sul primo momento, diè solo un urlo che le restò strozzato in gola; ma poi subito, colla forza che le dava il ribrezzo, riuscì divincolandosi a liberarsi e a respingere il Barbarò lontano da sè.

—Fuori!... Fuori!...—pallida, fremente, non poteva dir altro indicandogli l'uscio.

Pompeo, sconcertato e confuso, cercava il suo cappello, che era ruzzolato fino ai piedi di Angelica. Curvo, senza più guardarla, si avvicinò per prenderlo mentre la marchesa scostandosi rabbrividita come alla vista di un rettile, ripetè:

—Fuori!...

—Subito.... subito.... cerco.... prendo il mio cappello....

—Fuori!... Fuori!...

Ma nell'avviarsi il timore istintivo di uno scandalo vinse il turbamento di Pompeo e voltatosi mormorò:—Se parla lei, parlerò anch'io!... Stamattina.... l'ho veduta....