E il brutto tiro del signor Pompeo, perchè era proprio stato lui a fare scrivere l'anonima da uno scritturale dell'Agenzia Micotti, ottenne tutt'altro effetto da quello sperato.
La gelosia del marchese, sempre pronta ai sospetti più strani e assurdi, rimase invece indifferente, per una contradizione naturale al suo spirito debole e sconvolto, di fronte a quell'accusa troppo specificata, e il suo cuore, come se si destasse allora dopo un lungo sopore, provò, insieme a un impeto d'ira contro la calunnia ignominiosa, anche un senso di compassione per la sua povera moglie, tanto buona e tanto infelice.
—Povera donna!—e per un attimo gli si affacciò alla mente, come rischiarata, la figura di Angelica, bella e soave nella sua compostezza tranquilla; sempre così sicura di sè, così infaticabile e paziente e sempre piena di cure amorose.—Povera donna!... E mentre, sdegnato, s'infuriava contro la delazione falsa e iniqua, e contro l'enorme ingiustizia, sentiva pure, per naturale conseguenza, quanto lui stesso, e ben sovente, fosse stato ingiusto e inumano con lei, e se ne pentiva. Quelle parole "aveva una tresca" erano poi tanto volgari nella loro perfidia, che non avrebbero potuto mai, in nessun modo, suscitare la sua gelosia per quanto credula; ma soltanto offenderlo gravemente, per la grave offesa fatta a sua moglie.
—Anche questa lettera anonima è da mettere in conto per quando avrò le gambe buone!—mormorò cercando di calmarsi e immaginò che "quel turpe uomo del sor Pompeo" avendolo sentito spesso fare sfuriate di gelosia contro Angelica, e non accorgendosi che erano soltanto i nervi che lo facevano strillare, aveva pensato quel tiro vigliacco e birbone per vendicarsi di lei e della buona lezione che gli aveva data.
—E mi crede poi tanto cretino da lasciarmi infinocchiare così goffamente!—E il marchese si adirava contro "il sor Pompeo" anche perchè questi pareva lo stimasse un gonzo, un balordo; e così un senso d'amor proprio lo spingeva vie più ad essere e a mostrarsi indifferente per quella letteraccia.
—Un capitano d'artiglieria!—borbottava mettendosi quasi di buon umore.—Come mai quel villan rifatto è andato a pescare un capitano d'artiglieria? Mia moglie non ne conosce neppur uno!... E poi, essa non vede mai anima viva; e poi sono proprio io quel certo tomo che le lascia il tempo di smarrirsi nei boschetti solitari, o nei casolari disabitati!... Un capitano d'artiglieria che viene apposta da Brescia!... E non sa, il gaglioffo, che Angelica ha fatto foco e fiamme per partir subito da Villagardiana, e andare il più lontano possibile!... Povera Angelica.... È proprio disgraziata!... Ma non deve saper nulla di questa lettera.... le farebbe troppo male. In questo momento poi, ha già tanti dolori, tante amarezze.... Povera Angelica!—e il marchese Alberto abbruciò la lettera senza parlarne mai con nessuno, e quando la moglie entrò in camera le disse, per la prima volta, alcune parole buone di conforto, stringendole la mano con gentile premura.
Quanto poi al viaggio che dovevano fare, il marchese Alberto aveva finito coll'esserne contentissimo. Il medico, per compiacere alla marchesa, gli aveva assicurato che l'aria marina lo avrebbe rimesso in salute e perciò, dopo aver tanto gridato e smaniato, adesso che tutti erano in lacrime per il dolore di quella partenza (compreso Stefanuccio stizzito contro la mamma, che non voleva prendere col bagaglio anche la mucca bianca del fattore) egli solo rideva e scherzava nella sua carrozzetta; e se qualche volta brontolava, era per dire che appena avesse riacquistato le gambe, sarebbe ritornato sul lago per aggiustare certi conti nei quali l'avvocato non ci aveva da entrare.
Il signor Pompeo, frattanto, nascosto dietro le persiane socchiuse di una stanza del suo quartierino, stava quasi tutto il giorno attento e ansioso a spiare i preparativi di quella partenza, e pensava all'effetto che avrebbe dovuto produrre la lettera anonima. Si rodeva di non poterne saper nulla di preciso; ma la Balladoro, "maledetta lei!" era proprio partita in que' giorni. Se fosse stata ancora a Villagardiana egli l'avrebbe istruita opportunamente, sicchè gli avrebbe potuto riferire tutte le scene che immaginava dovessero accadere fra marito e moglie. Tuttavia era sicuro di essersi vendicato bene.—Il Collalto—pensava—è geloso come una bestia, e se anche colle smorfie e i piagnistei quella fintaccia riuscirà per il momento a dargliela a bere, egli d'ora in poi starà in guardia, e madama farà presto la frittata!
—Ah, ah!... e non è tutto, cara!—borbottava fra sè, arrabbiandosi sempre più, ogni volta che vedeva Angelica uscir nel cortile per dare qualche ordine alla gente che caricava la roba.—Tu speri di sfuggirmi di mano?... T'inganni, bella mia; le mani del signor Pompeo hanno le unghie lunghe, e ti acchiapperò sempre anche se scappi in capo al mondo. Non sono contento finchè non avrò mortificata la tua superbia; finchè non ti vedrò lì, prostrata a' miei piedi, a gemere e a raccomandarti!... Buon viaggio; buon viaggio, madama!... Ma ci rivedremo ancora, sai?!... Oh, se ci rivedremo!
Tuttavia, quantunque il signor Barbarò cercasse di sfogarsi col pensiero della vendetta, que' bauli, quelle casse che vedeva ammontare sopra il carro gli mettevano addosso, in mezzo a tutto il suo gran furore, anche un senso di pena.