—Ebbene, allora ti dirò che la tua contessina delle smorfie è in grande errore; e ne sono dispiacentissimo perchè ciò mi prova una volta di più che ha il cervello sopra la berretta; che non si cura mai della casa, e che non sa fare i conti!... Se leggesse un po' meno romanzi e badasse un po' più alla cucina e al guardaroba, capirebbe subito che i pranzetti e i cappellini suoi e della vecchia importano una spesa molto superiore alle sue rendite. E sai chi ha la dabbenaggine di buttar più di seimila lire all'anno per mantenere in lusso l'illustrissima signorina? È questo vecchio avaro che non vuol pagare col sudore della sua fronte i debiti fatti nelle bische, o colle sgualdrine dal nome in offe o in iffe....—Sì, sono io; io che lavoro giorno e notte; io, l'uomo senza cuore: ma che sacrifico seimila lire, e più, all'anno per una promessa fatta alla tua povera e santa madre,—il Barbarò alzò gli occhi al cielo,—a lei che in vita aveva adorata la signora Lucia, e che al letto di morte volle raccomandarmi di assistere la figliuola!—E siccome Giulio, a questo punto, rimaneva col capo chino, il signor Barbarò glielo fe' rialzare dandogli una manatina sotto il mento e dicendogli con enfasi:
—Guardami in faccia, e impara come son fatti i galantuomini!
—Oh babbo mio,—rispose l'altro commosso—non ho mai dubitato del tuo cuore!
—Lo credo bene, quantunque—e il signor Pompeo fece un altro sospiro—sia sempre stato il mio destino di seminare benefizi e raccogliere ingratitudine!... Ma tuttavia senti un po',—continuò facendosi più insinuante,—se credi proprio che la Mary voglia metter muso perchè non siamo disposti ad andare in malora noi, per impedire che ci vadano i suoi nobilissimi cugini, allora spiegale un po' questo imbroglio delle seimila lire e vedrai, minchioncino, vedrai che tornerà subito subito a farti il bocchin di zucchero!...
—Oh no, no!—esclamò Giulio spaventato.—Darei troppo dolore, troppa mortificazione alla signorina Mary, così fiera e disinteressata. No, no; ti prego, babbo, promettimi, giura, che non saprà mai ciò che ti deve!
—Giurare? un corno! Io non giuro quando non sono obbligato. Farò, secondo i casi, ciò che mi parrà più conveniente. E in quanto a te, invece di lasciarti pigliar per il naso da quella vanesia, tutto fumo e niente arrosto, dovresti cominciare a farti valere e a governarla a bacchetta, perchè, ricordati, guai se le donne alzano la cresta! Dovresti inspirarle un po' di amore all'economia e anche, a dirla schietta, un po' di rispetto e di gratitudine per il suo benefattore. E adesso.... non ho altro da dirti. Siamo dunque intesi, e puoi andartene pe' fatti tuoi. Ti aggiungerò, per un di più, che se anche volessi aiutare il Collalto non potrei. Siamo in rotta perchè la marchesa è una matta (e sarà bene, anche pei cattivi esempi che le potrebbe dare, che la Mary se la tenga alle larghe) e perchè il marchese Alberto è un burattino. Ormai gli affari nostri sono in mano degli avvocati, e non sono stato io il primo, lo dico a scarico di coscienza, a voler venire a questi estremi. Vattene dunque: non posso perdere dell'altro tempo perchè ho molto da fare!
—Scusa, babbo, ancora due parole sole—insistè Giulio ormai risoluto a combattere fino all'ultimo.—Tu forse non hai pensato a una cosa?
—Ahuf!... A che cosa?—domandò Pompeo sbuffando.
—La gente, che non guarda tanto pel sottile, potrebbe forse mormorare che anche tu... con una cattiva amministrazione... hai finito per mandare in rovina il Collalto.
—Non dire stupidaggini, sciocco! Sta' a vedere adesso che, per le chiacchiere della gente, dovrò buttare i danari dalla finestra, dovrò pagare i debiti degli altri!—e il signor Pompeo ricominciò a riscaldarsi.—A me, sai, i debiti, non me li ha mai pagati nessuno! E quando, ancora ragazzo quasi, fui tradito dai miei parenti, che senza curare la mia educazione, come ho fatto io per te spendendo un patrimonio, non pensavano ad altro che a mangiare e bere, e poi mi lasciarono nudo al mondo, come mi avevano fatto, credi tu che mi sia riescito d'inspirare pietà ad un cane? No, mai! Sono stato messo anch'io fuori di casa, perchè non avevo da pagare la pigione!... E il mio creditore, un giorno che non dimenticherò campassi mill'anni, mi ha insultato in mezzo di strada, mi ha preso per il collo, voleva mandarmi in galera! Capisci, poeta? Capisci, marmotta, che cosa vuol dire il non aver quattrini?!...—E il Barbarò cogli occhi torvi camminava su e giù per la camera, smaniando affannato.