Ma poi se il Barbarò si fermava anche a pranzo a Panigale, invitava sempre Don Rosario a tenergli compagnia: e allora dinanzi alla zuppiera fumante cominciava a calmarsi, e alle frutta diventava umanitario, e avvicinando al cappellano la bottiglia di Barolo stravecchio, si metteva a predicare contro i radicali e i liberi pensatori che volevano spingere il mondo a fare un salto nel buio:—Sono matti; matti da legare!

—Senza testa....

—E senza cuore. Don Rosario; senza cuore! Quando avranno tolto alla povera gente anche quell'ultimo briciolo di fede....

—In un avvenire migliore...—interrompeva il cappellano bevendo adagio, a centellini, e schioccando le labbra.

—....che conforto, domando io, resterà loro?

—Mah!

—Mah!... E chi allora potrà più governarli? Tenerli sotto? Farli lavorare? Dovremo spendere di tasca nostra e rovinarci per mantenerli in prigione a non far niente!

—Guai, guai! Grossi guai!—rispondeva Don Rosario sospirando; e a sua volta avvicinava adagio adagio al Barbarò la bottiglia polverosa, toccandola con rispetto e guardandola con ammirazione.

—Per me, dico la verità—continuava il signor Pompeo, diventando sempre più espansivo—dico la verità, quando sono stato così balordo da infognare i danari miei in terreni, che a stento rendono il tre, il quattro per cento, e ho comperato Panigale, ho levato molti abusi, ho introdotte grandi economie nell'amministrazione, ma il cappellano, il medico e il veterinario non li ho voluti toccare!