Allora cominciava Don Rosario a dir le lodi del buon cuore e della filantropia veramente cristiana e illuminata del signor Barbarò, il quale godendosi gli elogi fatti a fin di tavola, quando appunto l'uomo, come il coccodrillo, è più facile a intenerirsi, si sentiva quasi commosso, e persuadendosi di essere proprio un padrone umano e caritatevole, vuotava a poco a poco un'altra bottiglia nel bicchiere di Don Rosario e nel suo, lamentandosi perchè in paese lo chiamavano mercante di pellagra!

Don Rosario non sospirava più, ma soffiava, e stentando a tener aperti gli occhi (era solito a schiacciare un sonnellino durante il chilo) lo ammoniva che "non bisognava aspettarsi dagli uomini il compenso delle nostre buone azioni, ma dal Signore che le notava incancellabilmente sul suo gran registro del dare e dell'avere!"

—Sicuro!—concludeva il Barbarò, cominciando pure a sonnecchiare, mentre il caffè si raffreddava:—è sempre stato il mio destino quello di seminare benefici e raccogliere ingratitudine!

Ma appunto a Villagardiana non ne volevano sapere dei benefici del signor Pompeo. Dopo la rottura avvenuta coi Collalto, egli era diventato di giorno in giorno più aspro, più cattivo, e sempre più tirchio. Ormai che gli era fallito anche il bel disegno per entrare e spingersi nel gran mondo, non cercava più tanto nemmeno di salvare le apparenze. Aveva messo tutti i suoi pensieri, tutta la sua volontà, tutto il suo cuore negli affari, soltanto negli affari, e con una foga da disperato. "Aveva perduta la partita?... Ebbene col danaro, con molto danaro avrebbe preso la rivincita!... Che importavano i mezzi?... Era il fine che voleva, che dovea raggiungere."

Pareva sentisse insieme colla smania e colla febbre di far quattrini, anche un senso strano di rabbia e di odio contro tutto il genere umano; pareva ch'egli godesse nel danaro che ammucchiava, oltre al piacere di averlo per sè, anche il gusto di averlo tolto agli altri. Le persone ammodo lo scansavano, mormorando ch'egli era un disonesto?... Ebbene, lui se ne vendicava con un'alzata di spalle, e rispondendo, col solito ghignetto, ch'erano "una folla di spiantati e di pitocchi!"

"E la marchesa di Collalto?... Ah, ah! non era stata detta ancora l'ultima parola! Chi sa, chi sa che un giorno o l'altro non avesse trovato anche la biondina in fondo a un sacco di marenghi!"

Pompeo Barbarò aveva finito per sentire antipatia e dispetto contro Villagardiana. Borbottava sempre che l'aveva pagata troppo cara, che gli rendeva pochissimo, e intanto cercava tutti gli espedienti per cavarne il maggior frutto possibile.

Sotto i Collalto, i fondi erano in parte affittati e in parte dati a mezzeria; invece il signor Pompeo trovò più utile di tener tutto il fondo a mano. Ma un tale cambiamento nell'amministrazione importava grandi spese, e lui non voleva saperne. Allora ideò e fece il suo piccolo colpo di stato: aprì il librone dov'eran notati i debiti dei contadini, e intimò loro, su' due piedi, di saldare le partite: era un procedere nuovo e disumano; tutta quella povera gente che da un momento all'altro si vedeva ridotta in miseria, gridava disperata, invocando pietà; ma non ci fu rimedio. Il padrone, sordo alle preghiere e alle lacrime, sequestrò ai fittaiuoli e ai mezzadri il bestiame, gli attrezzi agricoli, tutte insomma le stime vive e morte, e così ebbe quanto gli occorreva per i suoi disegni senza sottomettersi a nuove spese. Una sera per altro che se ne ritornava a Brescia in carrozza fu preso a sassate mentre passava sotto il Monte del Corno, e se non lo accopparono dovette proprio esserne grato alle buone gambe dei cavalli e al suo cocchiere.

In seguito a questa piccola dimostrazioncella il Barbarò rimase parecchio tempo senza lasciarsi vedere a Villagardiana: mandava in vece sua Beppe Micotti, il quale appunto vi capitò la prima volta in compagnia del vecc; ma dopo vi andò anche solo, tranquillamente.

Appena arrivato s'era messo a dire del sciur roba da chiodi. "È un cane senza cuore! Gli s'attaglia benone quel nomaccio di mercante di pellagra!... Lo avevano pigliato a sassate? Bravissimi; meritava di peggio. Anche loro due," e con un cenno del capo indicava lo Sbornia, che senza parlare e senza ascoltare stava intontito a guardar le rondini che volavano stridendo intorno ai nidi del porticato, "anche loro due ne dovevano sopportare di tutti i colori; ma non c'era cristi: gli eran caduti nelle mani e bisognava piegare il collo! Così, per altro, non la poteva durare. Doveva venire il giorno del redderationem.... Oh, se doveva venire!" E in tal modo, dopo aver lusingato quella buona gente e essersi fatto un po' compassionare, Beppe Micotti eseguiva gli ordini ricevuti senza correre alcun rischio, nemmeno ripassando sotto il Monte del Corno.