—Tutta Brescia—continuò l'altro senza scomporsi—è alla stazione per veder Garibaldi. Ci sarà in moto, dicono, un ventimila persone!... Ed io sono inchiodato qua dentro, cane d'un mestiere!... Lei però, che ci poteva andare, com'ha fatto a star fermo?
Il Barbarò guardò il cameriere di traverso, cogli occhiettini loschi, rispondendo sgarbatamente:
—Io non sono nè uno spensierato, nè un matto!
Il buon Tommaso ritto, sempre col vassoio in mano, fissò alla sua volta l'avventore, ma con un'aria sospetta e punto benevola.
—Io penso al mio povero figliuolo—continuò Pompeo sospirando—e non ho volontà di divertirmi.
—Il signore ha un figliuolo con Garibaldi?—domandò premurosamente il cameriere.
—Già; con Garibaldi. Un figlio unico.
—Unico?
—Unico e solo!—Così dicendo il signor Pompeo cercò un piccolo medaglione fra il mazzetto di ciondoli, lo aprì, e mostrò al cameriere il ritratto di Giulio Barbarò, vestito da Garibaldino.—Deve arrivare a Brescia domani o doman l'altro, e ci son venuto apposta per vederlo, e per essergli più vicino!