Il buon Tommaso che aveva guardato il ritratto, tornava a guardare il Barbarò, ma con un'espressione di simpatia.

—Non ho altro che lui al mondo!... Mia moglie, poveretta—continuò Pompeo, che aveva notato il cambiamento—è morta nel quarantanove, sicuro; in seguito allo spavento di quella notte terribile in cui erano venuti i Tedeschi in casa nostra per...—ci pensò un poco, e poi gli scappò detto—per condurmi al patibolo!—E a questo punto come se avesse paura di lasciarsi vincere dalla commozione di quei ricordi, si alzò bruscamente, esclamando forte nell'andarsene:—Buona sera!

—Buona sera, signore!—rispose il cameriere, assai rispettosamente, e senza la solita cantilena.

Appena uscito dal Caffè del Duomo, Pompeo Barbarò era lì lì per sentirsi commosso; aveva finito col crederci un po' a quanto aveva raccontato. Ma poi, giunto che fu sotto i portici, la lunga fila di portici che attraversa il cuore della città da Piazza Vecchia al Corso del Teatro, cominciò di nuovo a brontolare storpiando le parole:—Carnival nassion! Carnival nassion!

I portici erano pieni di gente di ogni età, di ogni condizione. Signore e donne in capelli, uomini del popolo e ragazzi scamiciati; e tutti si avviavano in festa verso il Corso del Teatro, animati tutti da uno stesso pensiero, Garibaldi; tutti con una sola parola sulle labbra, Garibaldi; tutti con un'ansia sola nel cuore, vedere Garibaldi!

Il Generale doveva essere arrivato, e il suo quartiere era stato fissato all'Albergo d'Italia, in faccia ai portici del Teatro; poco lungi dall'Albergo del Gambero, dove aveva preso alloggio Pompeo Barbarò. Questi per schivare l'ingombro della gente affrettò il passo: voleva ritornare all'albergo colle costole sane!... Pure, non ci fu verso; arrivato in fondo ai portici dovette fermarsi. Tutto il Corso era pieno, stipato dalla folla che chiudeva gli sbocchi come una muraglia, e che gridava acclamando ad ogni ripresa dell'Inno di Garibaldi, continuamente ripetuto da una banda ormai fiacca e stonata. Quei mille e mille occhi volevano rivedere Garibaldi al balcone dell'Albergo; quei mille e mille cuori volevano infiammarsi ancora alla sua voce, alla sua parola; volevano sentire dalla bocca stessa dell'Eroe la promessa della vittoria.

—Adesso per Garibaldi non mi è più permesso di andar a dormire!—borbottò Pompeo sbuffando.—E poi lo chiamano il campione della libertà!

Ma aveva un bell'agitarsi: non riusciva a sbucare.

—Ecco la libertà che abbiamo guadagnata!... Evviva la libertà!