In quanto poi a Garibaldi, gli sarebbe piaciuto di trovarsi insieme con lui, a quattr'occhi, e domandargli:—Dica un po', signor predicatore, quando l'avrà fatta questa Italia, chi pagherà le tasse e darà da mangiare agl'Italiani?!


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XV.

La carriera dello Sbornia, dal quarantotto alla campagna del sessantasei, non era stata molto splendida: si era fermata al principio; era rimasto soldato semplice. E ciò perchè non aveva mai domandato nulla nè ai superiori, nè ai compagni, nè al governo del suo paese. Quando Garibaldi chiamava i Volontari sotto le armi, egli si presentava a un comitato di arrolamento e non faceva altro che dire il suo nome e cognome. Soltanto nel sessantasei aveva fatto valere le sue campagne, perchè al comitato si facevano difficoltà ad accettarlo, stante gli anni, che non eran pochi. E un'altra grazia domandò pure in quell'epoca ed ottenne; di entrare nello stesso reggimento e nella medesima compagnia di cui faceva parte il figlio del suo principale. Per altro Giulietto Barbarò non ne aveva mai saputo niente di tali pratiche. Una mattina, destandosi prima della sveglia (il reggimento era accampato presso Desenzano) ravvisò lo Sbornia, seduto lì a due passi, sopra un mucchio di ghiaia, che col muso basso, gli ungeva le scarpe di sego. Il buon ragazzo, al quale sembrò di vedere in quell'uomo un pezzettino di casa sua, gli fece subito grandi feste; poi cominciò colle domande e non la finiva più. L'altro si fermò a guardarlo a bocca aperta, cogli occhi melensi, rispondendo appena qualche monosillabo; e da quel momento continuò a servirlo in tutto ciò che gli poteva abbisognare, sempre muto, colla faccia sonnacchiosa, dondolandosi anche, qualche volta, ma con una puntualità e una pratica di tali faccende, degna proprio di una vecchia ordinanza.

Appunto poi nella sua tappa a Desenzano, e poche ore prima di rimettersi in marcia per Salò, un'altra e ben più cara sorpresa aspettava il giovane Garibaldino. Come tutti gl'innamorati, anche Giulio rifuggiva dal chiasso e dalle allegre brigate; però a Desenzano, dove in quei giorni era un andirivieni continuo di gente, Veneti emigrati e famiglie intere d'ogni provincia d'Italia, venuti a salutare gli amici e i congiunti che avevano nel corpo dei Volontari, egli, quantunque invitato dai compagni, non vi si era mai fatto vedere. Invece vi andò l'ultimo giorno dell'accampamento per cercare una lettera alla posta. Prima aveva mandato lo Sbornia, ma questi era ritornato colle mani vuote.

—Come?... Non ci son lettere?

L'altro fe' segno di no, col capo.

—Non è possibile!... Hai detto chiaro il mio nome?

Ci fu un nuovo cenno, ma affermativo.