—Scusi, Donna Lucrezia... non capisco. Sarebbe stata forse ammalata?
—Agli estremi—rispose la vedova con accento tragico.
—Come mai? Che cosa ha avuto?
—Che cosa ho avuto?... Mary—soggiunse rivolgendosi alla fanciulla—va avanti due passi!—La giovane quietamente si allontanò, e allora la Balladoro, preso ancora il braccio di Giulio e stringendoglisi più vicina.—Quel mostro—gli sussurrò all'orecchio—altro che spirito e contemplazion!... ha ingra...—e finì la parola col gesto—la Rosetta!
—Oh povera ragazza!
—Povera ragazza un corn... (non mi fate spropositare!) Poveretta me, dovete dire! Non ho potuto reggere allo strazio di tutti i miei ideali, e un dopo pranzo mi sono avvelenata!... Mary, torna pure che ho finito.... È stata lei che mi ha salvata—continuò Donna Lucrezia indicando la fanciulla—e in due modi. Primieramente arrivando in tempo col contravveleno; poi ricordandomi il giuramento fatto a suo padre di non abbandonarla mai!
La Mary sorrideva: essa non pareva molto commossa per quel terribile racconto. In fatti a rimettere la zia dalla morfina era bastato un po' di caffè carico, ch'essa ingoiò mormorando "lasseme morir! Mio Dio, che spasimi!... lasseme morir!" Ma Giulietto invece rimaneva perplesso, con una cera lugubre di circostanza, tanto che Donna Lucrezia medesima credette fosse il caso di confortarlo.
—Via, via! Rassicuratevi; sono stata una stramba, ma adesso... non ci penso, non ci voglio più nemmen pensare! Ha ragione la Filomena, nella sua ignoranza, di chiamarlo un tisico falso: con due parolette, zaffete, è fotografato!... È bensì vero che la piaga del cuor sanguina sempre, anche per l'oggetto indegno al quale sono stata posposta, ma... non uso far soffrire a chi amo i miei tormenti. Piuttosto, conduceteci in qualche alberghetto dove si possa mangiare un bocconcino un po' da cristiani. È tutto il giorno che andemo a zirandolon e scommetto che anche la Mary deve avere una fame da lupi!
Giulio Barbarò condusse subito le signore alla locanda del Mayer. Ma nelle sale terrene era tanta la confusione e la ressa della gente, che non era possibile trovar posto.