—Nessuno più di me—brontolava la vedova—è al caso di comprendere e compatire le pene del cuor; ma, santi Numi, ci vuol coraggio... e distrazion!
Invece la Mary di distrazione non ne volea sapere, e il coraggio le veniva meno ogni giorno. Tutti i timori, tutte le angosce di que' momenti terribili avevano un'eco dolorosa nell'anima sua. Aspettava una lettera che le era stata promessa, e tutta la sua vita era lì, nell'attesa di quella lettera, che non arrivava mai!
E lo zio Francesco?... Anche dello zio non si avevano notizie, e questa era un'altra grande inquietudine.
La mattina, prestissimo, la Mary usciva colla Filomena per ascoltare la prima messa nella piccola chiesetta di Sant'Andrea e pregava lungamente inginocchiata presso l'altare della Vergine, col capo chino e il viso nascosto nell'uffiziuolo. Pregava, perchè arrivassero le notizie tanto desiderate, e perchè Giulio ritornasse, e ritornasse presto, insieme collo zio. Pregava, e quando rialzava gli occhi dal libro erano gonfi di lacrime.
La Filomena non poteva reggere a stare tanto tempo inginocchiata, e però rimaneva seduta presso la Mary, e diceva anche lei le orazioni facendo scorrere fra le dita tremolanti una lunga corona di cocco.
La vecchiarella, che continuava a servire la Balladoro colla promessa della pensione appena la padrona si fosse accomodata con un'altra serva che dovea aver tutti i numeri, ma che non si trovava mai, adesso zoppicava con tutt'e due le gambe. Più assecchita, pareva ancora più piccola; ma aveva sempre i bei riccioli bianchi attorno alla faccetta vispa e buona. Anche la Filomena pregava per il signor Francesco, per quella lettera benedetta, e pregava per il signor Giulio, sospirando nel guardare con tenerezza la figura elegante della fanciulla che le stava inginocchiata dinanzi. Tutte le pene e i dolori della padroncina erano pur sentiti dalla Filomena, che piangeva e temeva e sperava con essa.
Colle sue premure umili, ma insistenti, non la perdeva d'occhio un minuto, e tutto il giorno era un continuo andar su e giù della vecchiarella dalla cucina alla camera della Mary. La confortava co' suoi presentimenti sempre lieti, e con certi ragionamenti che, se non avevano un gran valore, pure ottenevano sempre un buon effetto; e quando poi le parlava della sua povera mamma, di quella santa della signora Lucia "ch'era in Paradiso di sicuro e che doveva assistere i suoi figliuoli" allora negli occhi della Mary appariva un sorriso fra le lacrime, sorriso che veniva colto a volo dalla Filomena, per far mangiare alla padroncina qualcosetta di sostanzioso.
Ma presto nemmeno la Filomena non seppe più come darle animo. La battaglia di Custoza, che dissipò tante balde speranze, aveva messo la fanciulla in uno stato di continuo sbalordimento. Pallida, smunta, non parlava più, non piangeva nemmeno più. Guardava in viso la zia, la Filomena, cogli occhi smarriti che esprimevano una domanda angosciosa, ma alla quale nessuno poteva rispondere, perchè mancavano affatto le notizie dal campo Garibaldino.
—Povareta mi!... La perde tutti i sentimenti!—esclamava donna Lucrezia.