—Seguitando così, muore sfinita—sospirava la Filomena.
E davvero la povera ragazza non avrebbe potuto continuare ancora per molto tempo in quello stato; ma per fortuna la lettera tanto attesa arrivò finalmente a rimetterla in vita, e a ridarle un po' di speranza.
Giulio Barbarò aveva scritto a Milano, dal Ponte del Caffaro fino dal ventisette giugno; ma la lettera non era arrivata in via della Spiga prima del due di luglio.
La Mary, appena l'ebbe fra le mani, andò subito a rinchiudersi nella sua camera per quanto la zia le fosse corsa dietro e picchiasse all'uscio gridando che anch'essa era tuta in convulsion e che voleva saper qualcosa. Tuttavia non aspettò molto. L'altra uscì quasi subito, ancora colla lettera spiegata in mano, ma affannata e piangente.
—Santi Numi, una disgrazia?...
—S'è... s'è.... s'è battuto!
—È rimasto ferito?
—No... no....
—E allora consoliamoci senza tanti spasimi, creatura benedetta!
—Ma zia... pensa che.. poteva...—e la fanciulla si buttò sul canapè, e proruppe in un pianto dirotto.