Pompeo girò su e giù per la stanza, bestemmiando fra i denti e pestando i piedi; poi si fermò crollando il capo e guardando biecamente la Veronica che si era lasciata scivolar giù dalla sedia ginocchioni. Singhiozzava e si asciugava le lacrime colla veletta.
—Su, alzati, marmotta!... Non hai parlato con Beppe?
—Sì, ma si vede che non mi ha detto tutto, che ha voluto nascondermi la verità—rispose la Veronica, rizzandosi, grassa com'era, con molta fatica. Essa piangeva sempre.
—Andiamo; smettila!... Pari un mantice!... Ti avrà detto che io sono... sono disposto a fare per lui un grande sacrificio?...
—Sì, ma credevo fosse... in cambio del silenzio; non già che il mio Beppe dovesse andar lui in prigione.
—Metti che sia andato a fare un viaggio, e breve perchè, ti ripeto, gli terranno conto dell'età.
—No, mai, mai, mai! Nemmeno un giorno!... Sapere il mio Beppe in prigione!... Dio, mi strozzerei!
—Avrai un bel fare con quella pappagorgia!
—E strozzerei anche... qualcun altro!—soggiunse la donna con voce sorda, avvicinandosi a Pompeo che indietreggiò d'un passo, istintivamente.
—Oh, oh!... Diventi matta davvero?