La Veronica pallida, colle ciglia aggrottate, colle labbra stirate e smorte sotto la riga scura de' baffi che in quel punto davano al suo viso un'espressione maschia e risoluta, tremava ancora, ma di collera e di sdegno. Non poteva più contenersi; il suo cuore era vicino a scoppiare; la rivolta, da tanti anni soffocata e domata, stava per prorompere.
Pompeo la fissava muto. Alla scarsa luce della candela fumosa quel donnone grasso e forte aveva alcunchè di terribile. Nella stanza si udiva solo l'ansimare del suo petto enorme, che a mano a mano si faceva più forte e più violento.
Tuttavia Pompeo Barbarò, più che impaurito, era maravigliato. Quella servaccia, che dinanzi a lui non osava fiatare, adesso alzava la voce e minacciava!... Eppure egli non le aveva mai dato troppa confidenza!... Ma forse, chi sa? Lo sapeva sulle spine, e voleva averci anch'essa la sua parte di provvisione, per i segreti della Ditta....—Ah, mondo ingrato!
—Senta, signor padrone,—disse in fine, balbettando la Veronica,—ho una parola sola da dirle. In prigione il mio Beppe non ci deve andare e.... a impedirlo ci pensi lei.
—Di' un po', crederesti di farmi paura.... Non ho paura di nessuno, io, e se credi di far la brava, farò metter dentro anche te.
—E che importa?... Faccia pure!... Io non voglio saper nulla! Solamente so che è ormai troppo, troppo, troppo! So che questa è un'infamia che non posso sopportare, e per dian de diana, non la sopporterò!... Lei ha sempre fatto di me, signor padrone, tutto quello che ha voluto; sissignore, scoppio, sento che scoppio, e glielo dico in faccia!... Lei si è servita a suo piacimento del mio corpo e della mia anima. Giovane mi ha cacciata nel suo letto con un pugno; vecchia, me ne ha scacciata con un calcio. Mi ha fatto mentire, mi ha fatto rubare, mi ha fatto assassinar la gente: io ho sempre taciuto, ho sempre obbedito, ho sempre fatto in tutto e per tutto ciò che lei mi comandava. Quando ha saputo che dovevo avere un figliuolo, per non trovarsi in impicci, mi ha imposto di sposare.... chi voleva lei. Un uomo che mi faceva schifo, e che aborrivo. Pure ho chinato il capo, e mi sono sacrificata. Ma la rassegnazione mia, il sacrificio mio avevano una mira. Non era per lei, sa, signor padrone, che inghiottivo tanti bocconi amari, ma per il mio Beppe!... Avevo creduto, avevo sperato di preparar la via, col mio corpo, e colla mia anima, alla fortuna di mio figlio!... Ma adesso, che per i suoi fini vorrebbe cacciarmelo in prigione, le dico no, no, no; questo poi no! Io non ci capisco molto in fatto di onori e di delicatezze: ma so bene che la prigione rovina un uomo per sempre, e in prigione mio figlio non ci deve andare, e non ci anderà. Non so che cosa gli ha promesso, che cosa hanno macchinato. Ma se il mio Beppe è tanto minchione di tacere a costo di andar dentro, per fargli servizio, badi bene, signor padrone, perchè questa volta parlerò, dirò tutto io!
—Zitta, zitta! Non far tanto rumore!... Siediti e ragioniamo.
Il Barbarò era inquietissimo, e guardava sovente verso l'uscio colla coda dell'occhio, temendo che ci potesse esser qualcuno sulle scale ad ascoltare. La Veronica, non più pallida, ma rossa in viso, col ciuffo arruffato e la grossa treccia di capelli ancor nera, che le cadeva dalla nuca sul collo, pareva in preda a una vivissima esaltazione, e si stringeva, si accomodava addosso, con strapponi convulsi, lo scialle a fiorami.
—Confessami la verità, bombolona; hai un po' bevuto questa sera?