—No, no! non ho bevuto, non bevo mai, altro che veleno. So benissimo quello che mi dico, e non c'è tanto da ragionare. Il mio Beppe non anderà in prigione, o farò io la frittata in tribunale, col signor Presidente, coi giurati!
Tuttavia lo scoppio di quel gran dolore e di quella gran collera era stato troppo violento; la Veronica non potè reggere a lungo, e di nuovo si lasciò cadere sulla seggiola, gemendo e singhiozzando. Pompeo respirò.
Dal momento che essa piangeva, non dovea poi sentirsi tanto forte... Allora le si avvicinò pian pianino, e battendole sopra una spalla, per iscuoterla, le domandò a bassa voce:
—T'ha detto Beppe che per compensarlo del danno, arrivo fino alle ventimila lire?... E non sono, bada, quel gran riccone che dicono a Milano!
—Gli poteva dare anche il doppio: è suo figlio!
—Non dire balordaggini; questa è sempre stata una tua fissazione!
—Ah una fissazione?!—tornò daccapo a gridare la Veronica alzandosi di colpo, e fissando il Barbarò con i pugni sui fianchi.—Una fissazione?
—Sia pure come dici; devi convenire per altro che, su questo punto, nè prima, nè dopo, nè mai, non ti ho lasciato alcuna illusione. Sono un galantuomo e parlo sempre schietto. Ti ho dichiarato subito, che tuo figlio non sarebbe mai stato il figlio mio, ma che invece (come si dimenticano i benefici!), invece ti avrei data una fortuna; avrei pensato io a trovare un padre, un nome per chi doveva nascere, e ti ho fatto sposare lo Sb.... il signor Micotti!
—Grazie tante! Dopo avermi chiusa la bocca promettendomi che se accettavo le sue condizioni senza mormorare, senza accampare altre pretese, avrei fatto la fortuna della mia creatura, e minacciandomi, in caso contrario, che l'avrebbe messa agli esposti, e che la mia creatura non l'avrei più veduta!
—E non sono stato di parola?—Chi ha fatto allevare tuo figlio? Chi l'ha fatto istruire? Chi lo ha instradato negli affari?