Il Presidente medesimo, dopo le prescritte formalità, invece di mandarlo al posto coll'imperativo "sedetevi!" gli si era rivolto con un "s'accomodi pure" assai garbato, e aveva poi continuato a interrogarlo dandogli del lei.

Il Procuratore del Re, s'era messo l'occhialino per guardarlo bene, e lo stava ad ascoltare, spianate le ciglia, sembrando approvare con un moto regolare del capo, mentre si lisciava le fedine nere, lucenti, colla bella mano lunga e bianchissima.

I giurati poi, appena avevano udito chiamare il Barbarò, s'eran messi a bisbigliar piano fra loro, e adesso lo mangiavano cogli occhi.

—Lei, non è vero, era in istretti rapporti col defunto Micotti?—chiese il Presidente, dopo aver fatte alcune altre domande a Pompeo.

—Sì... ecco... per l'appunto. L'ho conosciuto giovane, ancora ragazzo. Era stato al servizio di mio padre, il quale avea preso a volergli bene... e mi aveva raccomandato di aiutarlo, come avrei potuto.

Il Barbarò prendeva animo, e rispondeva sempre più spedito.

—E che uomo era questo Micotti?...

—Per dire la verità non saprei bene. In questi ultimi anni non lo vedevo quasi mai. Poco espansivo, parlava di rado, tutto dedito agli affari....

—Ma lei, questo vorrei sapere, lo riteneva un galantuomo?