—Sicuro, dal momento che gli avevo aperto un credito illimitato!
Molti giurati, come il Procuratore del Re, approvarono col capo.
—E... non sapeva di che... diremo, di che razza fossero questi affari?
—Ne sapevo pochissimo. Il danaro era al sicuro, era impiegato bene e... occupato tutto il giorno ne' miei affari particolari non avevo tempo di badar molto a quelli degli altri. E poi il Micotti era, come si direbbe, una porta di prigione. Intendo dire un uomo impenetrabile; chiuso a quattro catenacci!
Nel pubblico ci fu una risata. Era spiritoso il Nababbo!
—Favorirebbe spiegarmi—domandò allora a sua volta il Procuratore del Re, non lisciandosi più le fedine, ma invece lustrandosi le unghie lunghe e rosee con un fazzoletto di battista—favorirebbe spiegarmi come poteva essere sicuro del suo capitale dal momento che non aveva alcuna cognizione intorno alle operazioni della Ditta Micotti e figlio?
Ma a questo punto, invece del Barbarò, fu pronto a rispondere l'avvocato difensore di Beppe Micotti, il quale domandò vivamente "se si voleva fare il processo agli accusati oppure ai testimoni." Ne nacque un battibecco fra la Difesa, l'Accusa, il rappresentante la Parte Civile, e la Corte era sul punto di ritirarsi per deliberare se sì o no poteva permettere all'Accusa d'insistere nel suo interrogatorio, quando Pompeo Barbarò, con soddisfazione generale, dichiarò che non aveva nessuna difficoltà a rispondere a qualunque domanda gli venisse rivolta. In fatti egli si era tenuto sempre al corrente degli affari della Ditta e non ignorava certo che il Micotti, fra le altre cose, faceva anche il fornitore. Aveva saputo, aveva consigliato alla Ditta di concorrere all'appalto per la somministrazione delle scarpe e dei fucili al corpo dei Volontari, ma da ciò, all'esser messo a parte anche dei particolari della gestione interna, c'era un bel tratto. Dopo che aveva prestato i danari e prese le necessarie garanzie lui, per tutto il resto... si lavava le mani, come Pilato nel Credo.
Nella sala ci fu un altro bisbiglio favorevole: "Com'era furbo l'omino! Come sapeva bene levarsi d'impiccio! Senza tante chiacchiere, senza andar tanto per le lunghe, senza aver bisogno d'avvocati!....,"
Pompeo si sentiva contento, leggero: gli sembrava di essere diventato più giovane di dieci anni. La sua deposizione, ormai, era pressochè finita; non aveva più nulla da temere, credeva ogni pericolo scomparso. Credeva: perchè invece, dopo di essere stato licenziato dal Presidente, e mentre attraversava l'aula per uscire, scôrse la Veronica in piedi, in mezzo al pubblico, pallida, cogli occhi spalancati, che lo fissava ostinatamente, minacciosamente. A quella vista il Barbarò rimase come fulminato, e perdette di nuovo tutta l'audacia. Le ginocchia gli ricominciarono a tremare, prese una carrozza, e appena a casa si richiuse sbuffando nello studio.
"Dio, Dio santo!... Non dovevano mai finire le sue angosce?!... Che cosa avea fatto di male... più di tanti altri, che vivevano tranquilli, felici, onorati? Niente, proprio niente!... E perchè dunque doveva star sempre sulle spine?... Era proprio disgraziato!..." e tornava a sospirare, a gemere, ad arrabbiarsi.