"Che cosa voleva, che cosa minacciava, la vecchia?... Perchè era andata al processo?... Perchè lo fissava in quel modo?..."
E intanto attendeva con ansia inquieta, paurosa, perdendo la testa e la voce, e spellandosi le dita, il ritorno di un suo messo fidato, che doveva correre a riferirgli la sentenza, appena fosse stata pronunciata. Venne, che era già sera, ben tardi; ma il signor Barbarò lo aspettava ancora, solo nel suo studio, senza aver pranzato, senza aver veduto nessuno. Appena lo sentì per le scale, gli corse incontro sull'uscio, lo fece entrare in fretta e richiuse a chiave.
—E così?... Com'è andata?—balbettò livido, colla voce fioca.
La risposta, ch'ebbe dal messo, lo tenne un istante sopra pensiero... poi diede un'alzata di spalle e respirò più liberamente.
Ormai il pericolo era proprio passato.
Il processo si chiudeva con una condanna relativamente mite per tutti gli imputati. Il più grande colpevole, come era apparso dal processo, era sfuggito colla morte alla giustizia umana.
Beppe Micotti, che avea avuto l'attenuante dell'età, era stato condannato appena a sei mesi di reclusione; ma mentre il Presidente leggeva la parte della sentenza che lo risguardava, una donna di mezzo al pubblico sorse a imprecare contro la giustizia, contro i magistrati e contro i giurati, protestando che il suo Beppe era innocente, e che il vero ladro era il principale, il signor Pompeo, il signor Barbarò, il signor Barbetta, il mostro, il cane, l'assassino del proprio sangue!... E gridando e smaniando, voleva gettarsi in mezzo ai giudici, voleva prendere i giurati per il collo.
Ci vollero quattro uomini per tenerla; poi, dopo il medico, vennero gli infermieri; fu legata, imbavagliata, messa in un brum, e condotta allo spedale.
La Veronica era impazzita.
La gazzetta Il Moderatore, dopo aver dato il giorno appresso, per disteso, la relazione dell'importante processo, ed aver lodato l'illuminato verdetto dei Giurati, l'elaborata sentenza dei Giudici, l'imparzialità e l'acume dell'Eccellentissimo Presidente, la parola calma e ragionata della Parte Civile, la requisitoria dotta e stringente del Procuratore del re, e la calorosa ed efficacissima eloquenza degli avvocati, finiva con una noterella di cronaca.