"Che bel colpetto ci sarebbe stato da fare!... Con quella gente il danaro era certo al sicuro e... e se avessero accettate le sue condizioni... si sarebbe imposto a tutti, e sarebbe salito tanto alto come non aveva mai osato sperare..."
Allora si fe' animo, e con voce più sicura domandò, tenendosi fermo al suo posto, la cifra di moneta effettiva che occorreva alla Banca in quel momento, e come il Consiglio di Amministrazione aveva pensato per provvederla.
L'interrogazione era importante e già, prima che la facesse il Barbarò, era nel cuore e sulle labbra di molti; ma nessuno degli azionisti rivolse un cenno d'incoraggiamento all'oratore.
Il marchese di Rho bevette un mezzo bicchiere d'acqua zuccherata, e rispose che la somma occorrente era di ottocentocinquantamila lire, e che il Consiglio d'Amministrazione in quella fatale ristrettezza di tempo, non aveva potuto rivolgersi, per averla in prestito, altro che alla Banca Nazionale, offrendo pure, oltre a tutte le garanzie che poteva dare l'Istituto, anche la firma propria, e quella degli altri membri della Presidenza.
—Se ho avuto la malaugurata idea di voler mettermi negli affari,—concluse il marchese di Rho,—non soffrirò mai per altro, che un Istituto del quale mi trovo alla testa, debba dichiarare il fallimento. Sono disposto a perdere tutto il mio patrimonio purchè la Banca possa far fronte ai propri impegni, e anche in queste gravissime e dolorose emergenze ho almeno la compiacenza di poter far noto all'assemblea che tutto il Consiglio d'Amministrazione è concordemente risoluto nell'imporsi, occorrendo, il medesimo mio sacrificio. Sventura vuole che la crisi odierna ci abbia sprovvisti dei fondi necessari. Tutto il nostro numerario lo abbiamo già dovuto versare alla Cassa per sostenere la situazione fino ad oggi, e se la Banca Nazionale rispondesse, visto le condizioni difficili del momento, con un rifiuto, domani saremmo obbligati a... tener chiusi gli sportelli....
A questo punto si udirono improvvisamente dalla strada grida e urli minacciosi; poi una pietra lanciata a viva forza fece cadere i vetri della finestra dov'era Pompeo, che saltò spaventato in mezzo alla sala.
Tutti gli altri azionisti si voltarono appena, sorridendo sdegnosamente.
—Vogliamo il nostro danaro!... Vogliamo il sangue nostro! Cani di signori!... Ladri della povera gente!—continuava intanto a schiamazzare la folla, battendo coi pugni e coi piedi contro il portone della Banca.
Il marchese di Rho rimaneva impassibile; solamente a quella parola "ladri" la riga che gli solcava le guance sotto l'occhio, si fece ancora più livida.
Appena, in quel giorno malaugurato, la Banca degli Interessi Lombardi Provinciali avea dovuto chiudere gli sportelli senza poter continuare nel cambio dei biglietti, s'erano formati vari gruppi di persone dinanzi al palazzo, che andavano dispensando ai curiosi che capitavano in cerca di notizie, le informazioni più strampalate e inquietanti. "La Banca non avrebbe più riaperti gli sportelli: doveva dichiarare il fallimento: chi aveva avuto, aveva avuto: il marchese di Rho avrebbe pagato del suo: no, questa era una lustra per guadagnar tempo, e tener a bada la povera gente;" e così via. Intanto altri continuavano a giungere mentre i primi se ne andavano; finchè la sera i capannelli riempivano la strada e discorrevano, vociavano sempre più forte e accalorati.