—Intanto aspettare anche lui la risposta della Banca Nazionale. Se fosse stata favorevole l'assemblea avrebbe fatto sapere ai tumultuanti che il giorno dopo sarebbero stati aperti gli sportelli per il cambio dei biglietti, e allora... non c'era più bisogno di lui.

—.... Ma la Banca Nazionale avrebbe voluto disporre su due piedi, in quei giorni di crisi, d'una somma così rilevante.... e per un Istituto privato già scosso nel suo credito?...—E se non si arrischiava la Banca a fare il prestito, poteva arrischiarsi lui?

Pompeo fissò gli occhiettini miopi sul marchese di Rho, sugli altri membri della Presidenza, e si sentì rassicurato.... Non c'era proprio nulla da temere.... Quella gente si sarebbe ridotta in sul lastrico, piuttosto di venir meno ai propri impegni.

Ma tuttavia era un gran momento di perplessità, di angoscia... un momento solenne!.... Tirar fuori di tasca ottocentocinquantamila lire!... E se avesse rinunciato ai suoi disegni, e si fosse invece tenuto i quattrini? Forse già, era il partito migliore!... Ma se non si trovava la via di calmare i dimostranti, come faceva a ritornare a casa?... Avrebbero bastonato anche lui!...—Maledetto il momento ch'era venuto all'assemblea!

In quel punto, fra il brusìo della folla, si udì il rumore sordo del portone che si richiudeva.

—Ecco la risposta della Banca Nazionale,—esclamò il Presidente, lisciandosi la barba appuntata, colle dita tremanti.

Poco dopo infatti entrò nella stanza un impiegato che avvicinatosi al marchese di Rho, gli consegnò una lettera suggellata. Tutti gli azionisti si erano levati in piedi; fissavano tutti quella lettera, muti, palpitanti.... Il marchese di Rho ne aprì lentamente i suggelli, poi ebbe come un sobbalzo di tutta la persona, e mormorò, con voce fioca:

—La Banca Nazionale ha rifiutato lo sconto...—e si lasciò cadere accasciato, sulla poltrona. Gli azionisti, atterriti, si avvicinarono di colpo al banco della Presidenza, e nel medesimo tempo la folla, come se fosse stata spettatrice di quella scena, rinnovò ancora con più forza le grida e le minacce.

—Per Dio,—pensò Pompeo,—sono dieci i consiglieri dell'amministrazione,—che le loro firme, dal più al meno, non debbano valere centomila lire l'una? Allora si cacciò le dita nel goletto della camicia che stirò fortemente per poter parlare (soffocava) e balbettò pallido, colla fronte bagnata di sudore:

—Domando la parola!