Non già che si fosse compromesso durante la rivoluzione. Egli non era corso alle barricate; non aveva gridato per le strade: "Viva l'Italia e Viva Pio Nono!" non avea mai cantato l'inno fatidico di Mameli, nè, in ultimo, applaudito alle satire contro il papa spergiuro ed il re bigotto. Per tutte le cinque giornate era rimasto chiuso nel suo bugigattolo, pauroso, tremante, bestemmiando contro quei fanatici senza cervello, che avrebbero finito col far saccheggiare e incendiar Milano. E dopo fuggiti i Tedeschi, continuò a ringhiare contro ogni novità; e appena ritornarono, si affrettò a chiamarli per soprannome i gastigamatti, dichiarando che avrebbe dato chi sa cosa pur di non trovarsi in que' frangenti al servizio di due persone, come gli Alamanni, tanto pregiudicate col governo legittimo.

"In che modo avrebbe potuto levarsi d'impaccio?... Certo, anche lui sarebbe caduto in sospetto; e in quei giorni bastava un sospetto per far impiccare un galantuomo!... Dio, Dio, Dio! perchè era entrato in quella casa maledetta? perchè s'era messo in quelle peste?" E un giorno che sua moglie osò domandare, se si avevano notizie del signor Giulio, Pompeo montò su tutte le furie, rispondendole che era una imprudente, una matta, una fanatica; ch'era sempre stata la sua disgrazia, e che avrebbe finito col farlo mandare sulla forca.

Ma poi, subito dopo la visita fatta al Commissario, sembrò che un poco si tranquillasse. Appariva più sereno, non avea più tanta paura nel discorrere di tirar in ballo la politica, e sovente lui stesso, per il primo, intratteneva la Betta sul conto dei padroni, dimostrando per essi una devozione insolita. Figurarsi! arrivò al punto, colle sue premure, di mandar la Betta ogni due giorni da Donna Lucrezia, la parente cui era stata affidata la bimba Alamanni, per scovare notizie del signor Giulio e del signor Francesco. E quando la Betta tornava a casa dopo essere stata dalla vedova, Pompeo non la finiva più colle interrogazioni, e si mostrava persino amabile colla moglie; si prendeva il piccino sulle ginocchia e lo faceva trottare per un pezzo, a cavalcioni.

La Betta era tutta consolata e diceva ch'era stata la Madonna che aveva toccato il cuore del su'omo!

Questi, intanto, avea preso l'abitudine di andare a spasso quasi tutte le sere. Girava qua e là, a caso. per vie diverse; ma poi, capitava sempre nelle vicinanze di Piazza dei Mercanti o di Santa Margherita, imboccava il volto dell'Arco Vecchio, e sgattaiolando dalla porta attraversava lesto lesto la corte della sua antica abitazione; infilava di corsa una delle tante scalucce, a quell'ora buie e deserte, e si fermava ansante al terzo piano, dinanzi all'uscio su cui era scritto Mediatore.

—In fin dei conti—pensava Pompeo fra sè ogni volta che ritornava da quelle visite notturne—in fin dei conti io salvo la pelle, e non fo male ad alcuno. Già, i padroni non vorranno essere tanto grulli da tornare a Milano per cader in trappola! D'altronde io non ho mai fatto il rivoluzionario; non ho mai portato coccarde; non sono corso dietro a Garibaldi come quel bestione dello Sbornia!... Se gli altri vogliono tener mano agl'Italiani io credo d'essere libero di parteggiare per i Tedeschi. In fin dei conti è chiaro che le rivoluzioni non si fanno altro che per i signori. Sotto i Tedeschi o sotto gl'Italiani la povera gente farà quaresima allo stesso modo, e in quanto a me dovrò sempre servire, sgobbare e spazzar le scale anche in onore del Popolo Sovrano!... Chè!... chè!... per mio conto, viva l'Austria e il quieto vivere! E poi io non posso scherzare, non posso fare il matto come gli altri. Io ho i miei doveri: sono padre di famiglia!

Con tali ragionamenti Pompeo si metteva in pace la coscienza; ma non potè durarla a lungo.

Un giorno, nel tempo appunto che succedevano que' suoi colloqui segreti con Don Miao, egli se ne stava solo solo in porteria, seduto vicino al fuoco mezzo spento, quando a un tratto si sentì chiamar piano dietro le spalle da una voce che lo fe' trasalire. Si voltò, balzando in piedi, e rimase maravigliato trovandosi dinanzi un contadino lacero, smunto, che lo fissava senza dir motto, come aspettando che lo riconoscesse; ma poi, a poco a poco, alla sua maraviglia si aggiunse un'inquietudine strana, vivissima. Guardando la faccia tutta rasa dello sconosciuto, sentiva come una vaga reminiscenza, poi a poco a poco riconobbe i tratti di persona a lui ben nota. Allora, per un intimo turbamento, non potè più sostenere lo sguardo che lo fissava; abbassò gli occhi e mormorò:

—Mio Dio, il padrone!

Giulio Alamanni (era proprio lui, travestito in quel modo) si pose l'indice della mano sulla bocca, accennando a Pompeo di tacere; poi, guardando in giro con diffidenza:—La Betta—domandò, parlando sempre a bassa voce—è uscita?