Soltanto quando la Betta fece l'atto di uscire le afferrò un braccio e se la tirò vicina, addosso, come se volesse ripararsi dietro a lei.
—Gesummaria, vengono ad arrestarti!—mormorò la povera donna che non sapeva spiegarsi altrimenti il tremito del marito.
No... no.... Li senti?...—rispose Pompeo, e tese l'orecchio con ansia.—Si mettono in ordine.... Vanno via.
I gendarmi si avviarono in fatti verso la porta di strada; ma il cancello sotto l'atrio era chiuso e però dovettero passare per l'andito angusto della porteria.
La Betta, sbigottita, gli vedeva sfilare a due a due dalla finestrina a cristalli in fondo alla camera, quando si spalancò all'improvviso la piccola imposta, sbatacchiata violentemente, e dal breve pertugio si affacciò come spettro, una figura pallida, sbiancata; cercò, fissò Pompeo con due occhi di foco e gli gridò contro, come una maledizione:
—Spia!
—Il padrone!—urlò la Betta esterrefatta. Più che al viso, lo avea riconosciuto alla voce.
I gendarmi cacciarono innanzi l'Alamanni col calcio dei fucili; quindi si udì aprire e poi chiudere la porta con gran fracasso.
—Tu.... Sei stato tu, che hai fatto la spia al padrone?!—proruppe la Betta con voce soffocata ma terribile, mentre il passo misurato dei soldati risuonava allontanandosi a poco a poco por la strada.
—Sta zitta.... Sapevano tutto!—rispose Pompeo intimidito, umile dinanzi alla moglie, senza accorgersi che con quelle parole invece di negare, si accusava da sè.