—Diavolo! che retata!—esclamò il cocchiere; ma nessuno fiatò, nè proruppe nelle solite invettive contro i Tedeschi.
Tutta quella gente pensava fra sè e sè che lì nella stessa camera, in mezzo a loro, ci poteva essere la spia; ma nessuno avrebbe mai sospettato nemmen per ombra del "signor Pompeo".
VII.
Frattanto la brigatella riunita nella porteria non sapeva risolversi d'andar a letto; e appena il ragioniere fu uscito, il mozzo di stalla dovette correre a prendere un altro fiasco di vino.
Le donne, in ispecie, impressionate dall'arresto del padrone e dai discorsi fatti di carcere e di forca, si sentivano addosso una certa pauretta all'idea di trovarsi sole nelle camere lontane, su, all'ultimo piano di quel palazzone. Tutta la notte non avrebbero sognato altro che gendarmi e spie e impiccati con tanto di lingua fuori!... Brrr.... venivano i brividi solo a pensarci!
Ma poi un caso inaspettato sopraggiunse a protrarre la veglia di alcune ore. La Betta cominciò a sentirsi male, e allora il mozzo di stalla fu mandato fuori un'altra volta in cerca del medico.
Questi si fece aspettare parecchio; poi, siccome era il medico di casa, invece di entrare subito nella camera dell'ammalata si fermò a lungo nella prima stanza a discorrere coi servitori dell'arresto del signor Giulio e degli altri avvenimenti di quella sera memorabile, e seguitava sempre a parlare quando, infine, passò dalla Betta, tutto lustro nell'abito nero, il cappello a cilindro in testa e il sigaro in bocca. S'accostò adagio al letto, prese in mano la candela ch'era sul tavolino da notte, e si chinò per veder meglio in faccia la donna. Betta avea le gote rosse, accese, e gli occhi immobili, spalancati. Allora il dottore assunse un contegno grave; e levandosi il sigaro di bocca, lo posò accanto al letto, sul piattellino del candeliere; poi tastò sotto le coperte il polso all'ammalata.