—Se fossi un uomo e mi capitasse sotto le unghie quel maledetto che ha venduto il padrone, lo scorticherei vivo, gli caverei gli occhi, mostro infame!
—E sarebbe giustizia!—replicò il dottore.—Una volta scoperto, nemmeno i gendarmi gli salverebbero la pelle! I carbonari, i frammassoni, non perdonano alle spie. La settimana scorsa, non lo sapevate? fu ucciso con un colpo di stile quel giuda del Grossi che aveva rapportato dove s'era nascosto il De-Cristofari! Oh, andate pur là, buona donna; presto o tardi... Dio non paga il sabato!
—Ucciderlo è poco,—seguitava la vecchia:—scorticarlo vivo, bisognerebbe!... Cavargli gli occhi!... Non è vero, signor Pompeo?
Pompeo volle sorridere, ma non riuscì a fare altro che una smorfia.—Sicuro... certo... certamente!...—e non poteva dire di più. Il medico lo levò d'impaccio ritornando vicino al letto dell'ammalata per salutarla prima d'andarsene, con un'ultima parola di conforto. In que' giorni di lutto, di sventura, di ansietà continua e di continui pericoli era come invalsa una nuova dimestichezza che affratellava le persone anche di diverso stato. In que' giorni pareva non ci fosse più altro, fra la gente buona, che una sola distinzione: l'oppressore e l'oppresso—l'italiano e il tedesco.
—Se durerai a sentirti benino,—diceva frattanto il dottore avvicinandosi alla Betta,—domani potrai alzarti per qualche ora, e...—ma non finì ciò che voleva soggiungere e turbato e maravigliato prese il braccio dell'inferma per sentirle il polso, mormorando:
—Sta male!... Sta male di molto!... L'è tornata la febbre!... e più forte di prima!
La Betta, inquietissima, agitava il capo sul guanciale convulsamente: aveva il petto ansante, la faccia rossa, sudata; gli occhi lucenti.
—Presto!... Presto! Un catino! Ci vuole un altro salasso!
L'Assunta di corsa prese quanto abbisognava, e si avvicinò al dottore. Pompeo fece un passo, poi si fermò, esitante.