In fatti dall'altro uscio, pure colle imposte a vetri, ch'era in fondo allo stanzone, si udiva, sempre più vicino, il rumore di un passo pesante che scendeva per una scala interna; poi i cristalli si rischiararono a un tratto e una striscia larga di luce penetrò nel magazzino: l'imposta fu aperta con una pedata e apparve, nel vano della porta, la florida signora Veronica, tenendo la lucernetta di canfino da una mano, dall'altra una delle solite sacchette, e sotto il braccio i registri dell'Agenzia.

—È un pezzo che è qui ad aspettare, signor padrone?—chiese subito la donna dimostrando dinanzi a quell'omo una soggezione grande, che contrastava assai coll'imponenza della sua forte persona e con un certo piglio di arroganza che le conferivano i capelli neri, lucenti, pettinati colla divisa da parte e rialzati sulla fronte.

—Aspetto da un'ora, ma non importa,—rispose l'altro guardando cupidamente cogli occhiettini loschi i registri e la sacchetta.—La giornata è stata buona?

—Non c'è malaccio. Siamo alla fine del mese, e, si sa, c'è sempre maggiore ricerca di danaro.

—Allora bisogna tener basse le stime e aumentare gl'interessi!... Diavolo! Se non approfittiamo dei momenti buoni, si può chiuder bottega.... Metti giù quella roba e dammi il bollettario.

La signora Veronica ascoltò rispettosamente la lezioncina senza muoversi, nè aprir bocca; poi buttò la sacchetta sopra un divano (di stile dell'Impero, tutto bianco a fregi dorati) e posò la lucerna coi registri in mezzo allo scrittoio.

L'omiciattolo cominciò a sfogliare il bollettario, ma a mano a mano che procedeva in quell'esame si faceva sempre più accigliato e brontolone.

—Il calzolaio Martinetti s'è messo in regola?

—Ha mandato la moglie, con un acconto di sei svanziche.