—Fa lo stesso! Dammi qua!—e colle dita un po' tremanti, le strappò di mano la miniatura, e alzò un poco il lucignolo della lucernetta, per guardarla meglio.

Allora la donna, accostandosi al padrone con più sicurezza, gli raccontò minutamente il colloquio avuto colla Filomena, diffondendosi nei particolari che valevano a dimostrare il suo grande ingegno diplomatico. Ma il Barbarò non le badava punto. Era assorto nella contemplazione di quel ritratto e borbottava tra i denti:—Tutta lei!... Tutta lei... con quel collo, con quelle labbra che mi mettevano la febbre!... Con quegli occhi... indiavolati... che si degnavano appena di guardarmi con aria di compassione!—E continuando a fissare il ritratto, il signor Barbarò pensava fra sè, ch'era una di quelle donne lì ch'egli avrebbe voluto avere per moglie....

—Chi sa, chi sa.... Se gli affari seguiteranno di questo passo... un giorno o l'altro, forse, potrò farla vedere in barba a chi mi dà del ladro... dell'usuraio!—E a questo punto un lampo sinistro brillò negli occhiettini dell'omiciattolo. Rimase ancora così assorto per qualche istante, poi infine scotendosi, involtò la miniatura in un pezzetto di carta, la mise nel portafoglio, e ordinò alla Veronica di portargli l'occorrente per scrivere.

Subito la donna fece un po' di posto sullo scrittoio, gli portò tutto ciò di cui abbisognava e il Barbarò cominciò, con grande attenzione e raccoglimento, a scrivere una lettera.

Ma la cosa non gli riusciva facile: cominciò la lettera due o tre volte: poi la riempì di correzioni e di aggiunte e infine la copiò diligentemente. Dopo finito pose l'abbozzo nel portafoglio, e la copia pulita in una busta sulla quale fece la soprascritta:

Alla Pregiatissima e Nobile Signora—La Signora Donna Lucrezia Balladoro—Via della Spiga, n. 7, p. 3º, Città.

—Domattina—disse alla Veronica indicandole la lettera che lasciava sullo scrittoio ad asciugare—la manderai, in ora debita, al suo indirizzo, e lo ripetè:—Via della Spiga, numero sette, piano terzo.

—Come comanda, signor padrone.... E... stasera... devo... devo lasciar aperto il catenaccio?—gli domandò, mentre l'omiciattolo stava per andarsene.

—No.... Chiudi pure.... Stasera dormo a casa mia. Il tuo omo può capitare da un momento all'altro.