—Non ha combinato nulla a Verona?

—Anzi, ha combinato tutto. Avrò la fornitura pel foraggio e viveri di due Divisioni. Ed ora speriamo nella guerra e che la vada!—esclamò ghignando il signor Barbarò; e tornato di buon umore abbracciò la donna al suono dei ciondoli, e le strinse con un piccolo morso la bocca piacente, adombrata di baffettini neri, mentre essa, umile e passiva, accoglieva anche quelle carezze col dovuto rispetto: per lei il Barbarò era sempre in ogni incontro il signor padrone!


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II.

La mattina dopo, nel tempo che la Veronica aspettava in via del Pesce un suo commesso di fiducia per far recapitare la lettera del principale. Donna Lucrezia era in grandi faccende. Quel giorno, un mercoledì, in casa Balladoro c'era ricevimento.

Il salotto giallo era in pieno disordine e dalle finestre spalancate entrava una nebbiarella diaccia che si confondeva colla polvere sollevata nella stanza. Le poltroncine e le seggiole si vedevano ammucchiate col canapè attorno al tavolino di noce, sul quale la Filomena avea distesa, pel momento, una certa tenda logora e stinta che dopo le faccende di casa serviva poi alla padrona anche da accappatoio.

Donna Lucrezia, quantunque fosse ancora in sottana, non sentiva punto il freddo. Spazzava, fregava, lustrava, sbatteva le tende, smuoveva i mobili, e dava la caccia colla granata a qualche ragno che fuggiva spaventato da quel grande tramenìo settimanale. Aveva un fazzoletto bianco legato attorno alla faccia ossuta, tutta fronte e mento, con un naso superbo da imperatore romano sempre raffreddato in modo formidabile, e un ciuffo di capelli grigi che le scappava fuori sotto il chignon; e così com'era senza crinolino, pareva ancora più magra, ancora più lunga e angolosa. Vestiva una sottana rattoppata, con una balza di taffetà, e quantunque ansante, scalmanata, non si chetava un minuto, nemmeno per ripigliar fiato; nemmeno quando starnutiva, o accendeva un sigaro di Virginia.

—Filomena, ti sei ricordata di comperare i fiori per la giardiniera?

—Sissignora!... Un mazzo di foglie di giranio, quattro rosette, un ramettino di vaniglia, e mi han fatto pagare, que' ladri, trentacinque soldi!