Donna Lucrezia all'idea della Rosetta gongolante, e che magari colle sue moine avrebbe trattenuto il poeta a chiacchierare sulle scale, non potè più resistere: si alzò con impeto e buttandosi addosso alla Filomena l'abbracciò e la baciò con un monte di carezze.

—Senti, tesoro mio benedetto, devi proprio aiutarmi anche per questa volta! Lo so, lo so, che tu mi vuoi bene, e che sei una perla per cuore e per fedeltà, e se verrà il giorno della redenzione... non temere che avrai la tua parte. Ma, adesso, in un modo o nell'altro bisogna trovare i soldi per la legna.... Piuttosto, pensa, sto a digiuno per un mese!... Senti, vecchia mia, siamo proprio ridotte al verde? completamente al verde?

Filomena, sempre colle lacrime agli occhi, si frugò nella saccoccia del grembiule.—Mi rimangono... cinque soldini....

—Oh Dio... che spasimi!—mormorò la Balladoro cadendo come sfinita sulla poltrona.

In quel momento si udì sonare di nuovo il campanello dell'anticamera; ma questa volta era stata una tiratina leggera assai.

—Santi numi!... Sarà un altro che vuol quattrini!—esclamò Donna Lucrezia spaurita.—Ho presa la morfina, sai. Filomena, e dormo!—E mentre la vecchia, anch'essa un po' turbata, passava nell'anticamera, si buttò sul canapè chiudendo gli occhi.

Filomena rientrò quasi subito portando una lettera colla busta di color giallo.

—Un conto!... Vedi se me lo diceva il cuore?... Ma oggi non è giornata di conti,—soggiunse alzando la voce per essere udita nell'altra stanza.—Oggi è mercoledì, e non ho tempo per badare a queste miserie!

—Ma, signora padrona, l'uomo che ha portata la lettera,—e la Filomena stendeva il braccio per dargliela,—se n'è già andato!

—Ah, se n'è andato?—rispose la Balladoro calmandosi a un tratto, e sbirciando la lettera, senza però prenderla in mano, con un'occhiata sospettosa.